Propaganda e realtà, di BeatriChe Testa

Quello che viene mostrato in questi anni sui mezzi di comunicazione viene visto da molte persone come esente da propaganda politica, escludendo ovviamente ciò che riguarda proprio questo argomento. E forse si pensa questo proprio perché ormai si è abituati a qualunque cosa passi attraverso i media.
Si è abituati a vedere sceneggiati dove neonate con poteri magici indicano le azioni su cui investire ai propri genitori (“Vita da strega”); si è abituati a vedere serie in cui gli adolescenti vanno a scuola per modo di dire e non pensano ad altro che ad amori, amicizie e sport o musica, abbassando paurosamente il livello culturale richiesto per la comprensione di messaggi trasmessi in modo subliminale, che quindi hanno molta presa (“Soy Luna”, “Jams”, ecc); si è abituati a vedere film d’animazione con degli animali come protagonisti – e dopo anni di queste cose chissà come mai si sono risvegliati tutti i giovanissimi alla chiamata di Greta Thunberg? Come se di movimenti ambientalisti non ce ne fossero già prima (Basta Veleni a Brescia, No Tav, ecc). Bel tentativo (amplificato mediaticamente), c’è da riconoscerlo, ma che fino ad ora non ha davvero portato a molti risultati nella lotta contro i cambiamenti climatici. Lo stesso si può dire delle nostrane Sardine: i movimenti contro le destre e il “populismo” c’erano anche prima, e se loro hanno avuto un periodo di successo come l’hanno avuto effettivamente, vuol dire che c’è stato sotto qualcos’altro. Se fosse davvero un movimento nato dal basso e dal nulla allora anche gli altri di sinistra avrebbero dovuto avere lo stesso impatto mediatico, oppure avrebbe dovuto rimanere una cosa molto circoscritta, destino quasi matematico per ogni nuovo movimento di questa area politica.
Solitamente si dice che siamo in democrazia, ma chiunque cerchi di comprendere la realtà ad un livello più profondo è tacciato di complottismo nonostante talvolta possa portare delle prove che in una vera società democratica e responsabile farebbero scandalo. A Cuba chiunque può diventare parlamentare. Sul serio, non come si dice novanta miglia più a nord che “chiunque può diventare presidente” – salvo poi riuscire a scoprire, quando va bene, che se non si hanno i soldi non si riesce nemmeno a campare. Adesso stiamo infatti vedendo come, anche nelle primarie dei democratici, Sanders, il candidato finora più votato, perché ritenuto troppo socialista anche dalla dirigenza del suo partito, venga messo in competizione con Biden, quest’ultimo dotato di una maggior copertura mediatica, di maggiori possibilità economiche e del sostegno da parte delle lobby e della dirigenza. Inoltre, nella “dittatoriale” Cuba, i parlamentari sono revocabili qualora non portino a compimento ciò che hanno promesso in campagna elettorale, ma grazie al clima di eterna guerra contro le sinistre – salvo che non siano quelle da poter manipolare o che si occupano solamente di un ambito dei problemi della società – sono pressoché tutti scandalizzati dal sistema del “partito unico”, fingendo che il resto non esista.
Anche in questi giorni di emergenza sanitaria, infatti, i più solidali con noi non sono stati i nostri “concittadini” europei (che anzi, ci hanno presi in giro o hanno finto di non essere i primi colpevoli del contagio nel nostro continente – rispettivamente si tratta di francesi e tedeschi), ma proprio la demonizzata Cuba che, come fa da decenni coi Paesi in emergenza sanitaria, ha messo a disposizione medici e terapie contro il coronavirus – precisamente interferone alfa 2b – anche per noi, nonostante facciamo parte dei Paesi capitalisti e nonostante i decenni di embargo economico a cui è stata sottoposta dai “democratici” Stati Uniti, unico motivo per cui i suoi cittadini non possono permettersi ciò che abbiamo noi coi nostri stessi prezzi, ma pagando molto di più. La solidarietà ci è poi giunta anche dalla “cattivissima e stupidissima” Cina, che secondo certa informazione occidentale avrebbe lasciato uscire il virus dal laboratorio di Wuhan per sterminare la sua gente, e che invece sta dando mostra di politiche molto più lungimiranti di quelle adottate dal nostro stesso Paese, e di una solidarietà che molto poco ha a che fare con quella, sempre orientata al profitto, ma decantata dalla nostra “libera” stampa, degli Stati Uniti d’America, che fanno costare un tampone anche fino a 4.000 dollari, salvo che una persona non sia coperta da un’assicurazione privata.
Ma ovviamente dobbiamo cercare di smantellare tutto quanto per fare come i nostri “liberatori” alleati occidentali e lasciare chi è reso povero dal capitalismo a credere che la colpa sia di poco impegno da parte sua e non dell’idea di fondo di un sistema che, spacciandosi per democratico, premia però solo alcuni, cioè quelli che partono già avvantaggiati economicamente, quelli che imparano come trattare i propri superiori per fare carriera e quelli che imparano a fare i furbi. Nulla pare essere cambiato rispetto alle dittature fasciste novecentesche.
Ma nonostante questo, gli Stati Uniti sono belli, diversi da quei “porci estremisti”, con quelle scuole non-scuole che premiano solo l’apparenza, la fisicità (e anche in questo ricordano fin troppo il fascismo) e la “capacità artistica”; con quei biondi bianchi bene armati e palestrati contro gli scuri, brutti e grassi terroristi latinoamericani o italiani o di qualunque altro Paese del mondo; con quegli uomini e quelle donne di colore che muoiono subito o fanno brutte figure quasi in ogni film – e poi ci chiediamo da dove sia arrivato il razzismo imperante in questi ultimi anni.
Noi italiani in particolare avremmo dovuto lasciare da parte queste ideologie già da decenni, ma avendo lasciato la possibilità al fascismo di resistere strisciante fino ad oggi (in funzione anticomunista e tollerato anche troppo da tutti gli elementi del sistema) e al qualunquismo e individualismo indifferente di imperare – a forza di scioperi repressi e di televisione e social incentrati quasi sempre su temi privati, che censurano o demonizzano chi cerca di avere la libertà di fare anche qualcosa di diverso dal comprare –, grazie anche a questa influenza è tornato prepotentemente alla ribalta, imponendo anche il consumismo come unica possibilità di vita e la competizione e competitività, cieca a tutto il resto, come modo per sopravvivere. Ma come cambiare un sistema che molti intuiscono appena essere ingiusto e che però non offre alternative a se stesso nemmeno per sbaglio?
Sicuramente non è comprando che la situazione migliora, non è dando i soldi a chi sfrutta e a chi già li ha (con il ricatto dei posti di lavoro) e tratta la gente come carne da macello, passando però come unico fornitore di ciò che sembra necessario a causa proprio della pubblicità. Non è chi decide di non chiudere le aziende inessenziali nemmeno con una pandemia in corso che dev’essere ringraziato per aver dato il lavoro ad alcune centinaia di persone – di cui importa solo la produttività del momento e nemmeno quella successiva o la loro salute. Ma ovviamente l’importante sono soltanto le serie tv, le saghe cinematografiche ed evitare di sapere come finiscono prima di averle viste. L’importante è avere storie di vita (reali o inventate) tormentate e lamentarsene in ogni luogo, fisico o virtuale, per strappare qualche lacrimuccia e qualche “è normale che vada così, dobbiamo rassegnarci”. Proprio perché per le aziende l’importante sono i ricchi, e per conto loro la classe media (ormai sempre più “bassa”) può anche condurre una vita di noia e stanchezza che permetta a stento di arrivare alla fine del mese, sacrificando il proprio tempo nel portare avanti un lavoro che molto spesso non piace, e in certi casi sperperando i propri risparmi per apparire, per un breve periodo, più ricchi di quel che si è, comprando oggetti superflui che fungono solamente da status symbol. Inoltre, per raggiungere sempre maggiori profitti a danno della classe medio-bassa, negli ultimi tempi stanno venendo utilizzati anche canali teoricamente per bambini (Rai Gulp, ad esempio) per pubblicizzare cose che riguardano prevalentemente gli adulti (automobili o prodotti bancari), con la gentile collaborazione di ignari pargoli.
La realtà, sotto molti aspetti, è davvero peggiore di quel che appare nei prodotti “mainstream” dei media, ma proprio grazie a questi ultimi, liberi solo sulla carta, non sono molti quelli che pensano per davvero di avere diritto ad una vita migliore. Perché “è sempre stato così, è normale che ci siano problemi economici, è normale non capire cosa ci sia dietro e quindi la colpa è esclusivamente di chi possiede meno di noi”.
Ma forse, in questa situazione emergenziale, qualcuno in più alzerà la testa finché non riceverà maggiori (e dovute) tutele in ogni ambito della propria vita, fermando la produttività – che ad oggi è l’unica azione concreta possibile che porti risultati tangibili in materia di diritti per i lavoratori e per tutta la vera società civile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.