Quel 2001 ed i suoi fantasmi

Uno spettro si aggira per l’Europa, uno spettro che non è in grado di terrorizzare nessuno, tantomeno i potenti che, anzi, si associano per foraggiare e sfruttare questo patetico fantasmino. È la “sinistra” rosazzurra, assassina del movimento no-global, carnefice allo stesso modo dei teppisti che assaltarono la Diaz, pensando di trovarci pericolose guardie rosse e restando tanto indignati dalla presenza di vecchi e giovani da decidere di massacrare tutti di botte. Occorre fare i conti con il passato ora che sono passati quasi due decenni, occorre chiedersi perché l’azione materiale della teppa di stato sia giustamente definiti e condannata, mentre quella più subdola e postuma di personaggi come Toni Negri sia taciuta quando non oggetto d’apologia. I manganelli degli sbirri hanno rotto ossa, spaccato denti e teste, ma ogni rivoluzione ha dovuto fare i conti con questi, e ogni rivoluzione ha trovato modo per opporvisi. I “manganelli” ideali di una borghesia radical-chic che ha scambiato la lotta di classe per una rivolta generazionale contro i proprio genitori colletti bianchi, invece, si sono dimostrati ben più micidiali. A loro, più che a qualsiasi carica omicida delle forze dell’ordine, si deve imputare il pietoso stato in cui versa orami ogni movimento di contestazione, ridotto a simulacro di autoreferenzialità e avvelenato da elementi piccolo-borghesi. Spalleggiati da sindacati e partiti, la loro “lotta” è stata da sempre indirizzata al mantenimento dello status quo, attaccando senza sosta i veri rivoluzionari, che osteggiano il loro borghese disegno del “villaggio globale”, specchietto per le allodole di una globalizzazione “progressista”, un capitalismo colorato senza la (ormai scomparsa) morale borghese ma con ben consolidati i rapporti di forza fra le classi popolari e le elites che opprimono le nazioni. Dissolti i movimenti di pseudo-contestatori, si potrà riportare la lotta dove essa naturalmente dovrebbe stare, nel terreno della radicalità.