San Marino, una storia antimperialista, di Alfio Ladisa

Tutti avranno sentito nominare almeno una volta San Marino, un minuscolo stato collocato a metà tra Romagna e Marche, a pochi chilometri da Rimini. Uno stato che per tutti di fatto è Italia, visto che nel suo minuscolo territorio si continua a parlare italiano e dialetto romagnolo, ad utilizzare l’euro e a preservare la cultura italiana: quasi non si percepisce infatti di aver passato un confine di stato quando ci si entra, se non per un piccolo dettaglio, un’enorme scritta “L’antica terra della libertà”.
E già qui diventa chiaro che storicamente non si è più in Italia, ma a San Marino, lo stato sovrano tutt’ora esistente più vecchio del mondo, la repubblica più vecchia del mondo, uno dei primi stati ad aver introdotto i primi elementi di democrazia diretta come i referendum e le assemblee popolari, che ha fatto della parola “Libertà” un motto nazionale, un mantra che gli garantisce l’indipendenza da oltre 1700 anni.
Non una Libertà borghese, imperialista e contraddittoria come quella della rivoluzione americana, ma una Libertà più improntata sul rispetto reciproco, “dove inizia la tua libertà finisce la mia”.
San Marino ha una storia antimperialista che ha le sue radici nel 301 d.C.: quando un tagliapietre dalmata dell’isola di Arbe – San Marino – fondò sul Monte Titano una comunità che si ribellava all’impero romano, dandole il nome “Terra di San Marino”. Secondo la leggenda S.M. pronunciò prima di morire la frase «Vi lascio liberi da ambedue gli uomini», riferendosi all’impero romano e alla Chiesa, ovvero gli oppressori del tempo: tutt’oggi infatti a S.Marino non si può intraprendere la carriera politica se si ricopre già cariche ecclesiastiche, non solo per garantire la laicità dello stato, ma anche per difendersi dalle incursioni pontificie, che nel Medioevo erano molto frequenti.
Diventa ufficialmente indipendente nel 1291 – con il riconoscimento della sua sovranità da parte dello Stato Pontificio – come repubblica democratica, tuttavia l’assemblea popolare istituita qualche secolo dopo (l’Arengo) non sarà più convocata dal 1571: il paese si trasforma in una dittatura oligarchica.
I suoi attuali confini – S.M. in origine comprendeva solamente il Monte Titano – nascono dalla zona occupata dai sammarinesi durante la guerra contro Sigismondo Malatesta, il signore di Rimini che voleva a tutti i costi annettere la Repubblica. Dopo di lui seguirono diversi tentativi della Chiesa, inizialmente alleata di San Marino, tutti respinti dal popolo sammarinese supportato da alcune potenze dell’epoca.
Potenze che spesso offrirono al piccolo paese la possibilità di estendere i propri confini, proposta che fu rifiutata, perché combattere l’imperialismo altrui non può mai vuol dire giustificare il proprio: un concetto che sta alla base dell’idea stessa di libertà, che i sammarinesi avevano già compreso molti anni prima di altri paesi ancora impegnati – ancora oggi – a conquistare e ad annettere. S.Marino offre rifugio a numerosi rivoluzionari, tra cui anche Giuseppe Garibaldi, fuggito dall’ormai caduta Repubblica Romana e inseguito da austriaci e francesi nel tentativo di liberare Venezia.
Se da una parte si portava avanti la tradizione antimperialista il paese restava una dittatura: solo nel 1906 una rivoluzione pacifica riesce a ripristinare parzialmente la democrazia convocando di nuovo le assemblee popolari, reintroducendo l’elettività dei parlamentari ed eliminando il potere oligarchico e, nonostante ciò, il cammino verso la democrazia reale a S.Marino sarà ancora lungo: nel 1923 sale al potere il Partito Fascista Sammarinese, seguiranno riforme identiche a quelle attuate da Mussolini in Italia e il paese verrà occupato dai repubblichini della RSI.
Dopo la guerra – se in Italia le istanze di cambiamento dei partigiani saranno tradite – a S.Marino si instaura democraticamente e pacificamente un governo socialista che, se da un parte porterà importanti miglioramenti alla sanità e ai servizi sociali, dall’altra metterà a dura prova la millenaria repubblica, dato che il governo liberista e atlantista che governava l’Italia non avrebbe mai tollerato la presenza di un enclave rossa dentro il blocco filoamericano: fu deciso immediatamente di imporre un embargo che prevedeva la chiusura dei confini, condannando il piccolo paese alla reclusione.
Ingabbiata dentro l’Italia, la repubblica sammarinese avrà poca scelta per uscire da questa situazione: dopo i fatti di Rovereta del 1957 fu definitivamente rovesciato il socialismo a S.Marino.
Oggi S.Marino è legata all’Italia tramite diversi trattati, ma nonostante ciò continua ad affermare la sua indipendenza.
Una millenaria repubblica che ci insegna che sovranità non significa essere una forte potenza nazionalista, ma vuol dire rispetto reciproco, concetto alla base delle idee di libertà e internazionalismo.