Spagna: agricoltori in rivolta contro il governo

È ormai da mesi che gli agricoltori spagnoli sono in rivolta contro il governo “socialista” (se così possiamo definirlo) di Sanchez, infatti sono a migliaia i lavoratori che sfilano nelle piazze di Madrid e non solo. Il motivo? I prezzi di produzione si abbassano, quelli di consumo si alzano: come mostrano i dati della COAG, la Coordinadora de Organizaciones de Agricultores y Ganaderos, a gennaio del 2020 un chilo di arance viene pagato al produttore (all’origine) 0,20 euro; al consumo sale a 1,60 euro. La verza viene venduta per 19 centesimi al chilo, che diventano 1,25 euro sui banchi della grande distribuzione. Stesso problema con il latte, ed anche il grano è ai minimi da 30 anni. Sull’olio extra vergine andrebbe aperto un capitolo a parte, ma anche lì i prezzi sono bassi, poco sopra i 2 euro al chilo. Con questi prezzi, denunciano i produttori, «si va in perdita». Ma il ministro dell’agricoltura ovviamente ha subito precisato che “il governo non può fissare prezzi”, certo non sia mai infastidire i mercati per proteggere il popolo.
Comunque in tutto questo casino potrebbe esserci un qualcosa di positivo: la Spagna è al limite e si teme (o meglio, si spera) che possa nascere un movimento gemellato ai Gilet Gialli francesi. I protagonisti però non saranno solo agricoltori e operai, ma tutta la popolazione rurale, che dopo un lungo esodo durato 60 che ha spostato gran parte della popolazione nelle città è praticamente abbandonato.