Forte Pietralata: una cospirazione inesistente

“I rivoluzionari appartenevano alla setta anarchica e al partito repubblicano. Riusciti a impossessarsi delle bombe al Forte Pietralata si sarebbero diretti in città per trovarsi alle ore quattro in piazza Colonna, dove alcuni anarchici ed altri rivoluzionari dovevano attenderli per impadronirsi a mezzo bombe a mano del Parlamento e del ministero dell’Interno. Contemporaneamente sarebbero state inviate a mezzo camions bombe al quartiere Testaccio dove rivoluzionari , per precedenti accordi con la cooperazione dei soldati dell’81° Fanteria accasermati nei sotteranei di uno stabile che trovasi prossimo al Lungo Tevere avrebbero ceduto le armi e si sarebbero uniti a loro, per impadronirsi della caserma dei Reali Carabinieri e di quella di Pubblica Sicurezza. Sollevato poi l’elemento popolare del quartiere Testaccio e munitolo di bombe si sarebbero diretti nel centro di Roma. Il gruppo più numeroso degli Arditi doveva assalire il Quirinale ed il ministero della Guerra spalleggiati in questo dal gruppo di anarchici che con bombe a mano dovevano invadere il quartiere di Porta Pia e dirigersi verso Villa Savoia. Essi contavano concertezza dell’appoggio di una buona parte del 2° Bersaglieri e di batteria di Monte Mario.”

(16 luglio 1919, informazioni fiduciarie, busta 84, f. Movimento sovversivo II-Roma, sf Complotto del forte di Pietralata)

Siamo a Roma immersi nel fuoco del Biennio Rosso. Le forze dell’ordine sono in costante allarme con fabbriche occupate, cortei e scontri di piazza che sempre più spesso lasciano a terra morti e feriti. In questo clima di tensione sono moltissimi gli attori in gioco: vi sono i socialisti legati al Partito Socialista, divisi, disorganizzati ed incapaci di dare uno sbocco pratico tanto ai proclami massimalisti quanto al riformismo; vi sono i nazionalisti monarchici, impegnati nella repressione di ogni moto “bolscevico”, supportati spesso da esercito e polizia; vi sono i repubblicani, anche loro divisi fra rivoluzionari e riformisti; vi sono gli anarchici, molto agguerriti, ma molto pochi. In mezzo a tutti questi stanno gli ex-combattenti, coloro che avevano partecipato al conflitto più o meno di loro volontà e con diversi desideri e scopi. Osannati retoricamente dai nazionalisti ed osteggiati in massima parte dal socialismo ufficiale, sin da subito coloro i quali, ed erano milioni, avevano vestito il grigio-verde si sentirono in necessità di riunirsi autonomente per difendere la posizione che pensavano di aver meritato, le “conquiste della Vittoria” o semplicemente la sicurezza economica che dovrebbe per lo meno essere garantita da uno stato il quale ha richiesto impassibilmente l’estremo sacrificio. Se molti d’area nazionalista si riunirono a difesa della Corona da un possibile sbocco rivoluzionario, non meno reduci si raggrupparono in risposta al’aumento del costo dei viveri e del costo generale della vita. In mezzo alla miriade d’associazioni, per citarne due, opposte, la nazional-monarchica “Unione Popolare Antibolscevica” e la socialista “Lega Proletaria Reduci”, svettavano per spirito combattivo quelle formate da ex-arditi, che inizialmente radunati nella Fratellanza Fra gli Arditi d’Italia, di stampo vagamente sociale, patriottico ed apartitico, ben presto si polarizzarono in formazioni opposte e spesso contrapposte, anche fisicamente, le quali arrivarono nelle loro estreme propaggini alla base di diverse sezioni fasciste e nel primo gruppo militante antifascista, gli Arditi del Popolo.

Cosa portava un ex-ardito a compiere quella che agli occhi di un moderno poco informato può sembrare una scelta ossimorica come quella di aderire a correnti anarchiche, repubblicane o socialiste, spesso divise da un labile confine, pur conservando il suo passato da combattente, spesso volontario? Innanzitutto va detto che per molti, come per lo stesso Secondari, la guerra avrebbe potuto rappresentare la miccia per lo scontro sociale, al termine della quale i proletari, ora addestrati ed armati, avrebbero potuto prendere il potere. Inoltre la guerra contro gli Imepri Centrali rappresentava di abbattere odiosi costrutti assolutamente reazionari e fautori di un militarismo aggressivo che nulla aveva da invidiare all’imperialismo inglese o a quello nascente americano. In Italia la guerra non porto la Rivoluzione, e questo per una serie di cause ed errori, ma sicumente porto un periodo di altissima tensione. L’ardito rappresentava sul campo l’equivalente militare di un sovversivo politico: dotato di larga autonomia, abituato all’azione rapida e brutale, sdegnoso nei confronti degli alti graduati e degli “imboscati”, tornato alla vita civile non poteva di certo rassegnarsi alla passività, in specie se abbandonati dalle istituzioni ed assaliti non solo dall’affitto e dalla fame, ma anche dalla sensazione di aver combattuto per nulla, poiché la tanto sudata “Vittoria” non solo non aveva dato all’Italia alcune delle “Terre Irredente”, ma aveva anche permesso di squarciare il velo di Maya della retorica sciovinista vedendo l’enorme profitto degli speculatori, arrichitisi sulla vita di milioni di giovani italiani.

Argo Secondari

Non sorprende dunque leggere nelle comunicazioni interne alla Pubblica Sicurezza uno smisurato timore per le Camere del Lavoro, le associazioni e le sezioni di partito a forte componente di ex-arditi, molti dei quali, nonostante la posteriore propaganda fascista, avevano da subito scelto il campo progressista. Ma passiamo ai fatti. Abbiamo riportato all’inizio di questo articolo un estratto di un documento ad uso interno delle forze dell’ordine. Ebbene, il contenuto di questo è totalmente falso, corrisponendo a verità solo quando menziona un tentato attacco al Forte Pietralata, nel romano. Perché quindi produrre un documento del genere? Parlare di cosa avvenne nella notte del 16 luglio 1919 può essere utile.

il forte oggi

Da una parte abbiamo alcuni uomini, anarchici, repubblicani, qualche socialista, fra i quali vi è anche il Tenente Argo Secondari, e dall’altra un forte presidiato dagli arditi del 17° battaglione. Un forte sì pieno di armi, ma anche, e sopratutto, di viveri. I romani non sopportavano più il continuo aumento dei prezzi, che unito alla cristalizzazione degli stipendi condannava l’intera popolazione cittadina alla fame. Volontà degli “attaccanti” è quella di penetrare nel forte se possibile grazie all’aiuto dei soldati di presidio, e, oltre a qualche utile bomba, recuperare vettovaglie da distribuire alla popolazione. Nessun progetto, almeno nell’immediato, di golpe o attacco a sedi istituzionali, ma solo una mossa nello scacchiere del conflitto sociale. Una pattuglia di soldati viene fermata, e viene coinvolta nel piano. Viene detto loro di tornare al forte, recuperare il materiale e portarlo ad una grotta lì vicino. Nonostente l’apparenza non tutti sono concordi, e tornati al forte vi sono alcuni delatori che allertano i comandanti. Si inizia la ricerca dei sovversivi, i quali vengono arrestati sia sul momento in città che nei giorni seguenti. Incarcerati, saranno rilasciati solo in novembre dopo mesi di proteste in loro favore, che anche se partecipate dalla popolazione, saranno vergognosamente ignorate dai settori “ufficiali” tanto del partito socialista quanto di quello repubblicano. Ma perché fabbricare la notizia di aver sventato un pericoloso piano insurrezionale che avrebbe attentato alla vita stessa della famiglia reale quanto al parlamento? Perchè alzare la tensione era uno dei principali obbiettivi delle forze reazionarie, le quali miravano senza troppe remore ad un golpe militare che ristabilisse l’ordine perseguitando ogni dissidente politico. La stampa, nutrita di notizie false ed esagerate, contribuì nel creare in seno alla società borghese quel clima di paura che porterà all’avvento della dittatura fascista.