Sanders, vincerà?


Arrivano buone notizie dagli Stati Uniti. Sanders sembra inarrestabile, è certo che se vincerà anzitutto le primarie si tratterà di uno scontro epocale. Uno scontro che sta portando all’ascesa un candidato democratico differente da H. Clinton & co. Al momento Sanders ha vinto nel New Hampshire ed in Iowa è arrivato secondo, vicinissimo a Pete Buttigieg.


Ma che succederebbe se Sanders vincesse le elezioni americane? Sarebbe un cambio epocale. Se infatti si ipotizza che Sanders vincesse assisteremmo ad un cambio straordinario. Certo, Buttigieg sta risalendo nei sondaggi. Come in Italia il PD ha spesso vinto grazie ai “voti per arginare le destre” il rischio che venga operata questa scelta è alto. Ma se Sanders, che si definisce Socialista (ci perdonerete se abbiamo dubbi a riguardo) , riuscisse ad avere la meglio e a sconfiggere Trump, che sta stravincendo nelle primarie americane, i ceti americani più in difficoltà riuscirebbero ad intravedere un barlume di speranza. Un nuovo domani, un ritorno ad un passato che sembra tanto lontano. Una great society 2.0, insomma (le riforme sociali portate avanti da Johnson in un periodo fortemente diverso, che avevano come obbiettivo l’eliminazione della povertà e che portarono, grazie anche all’economista Galbraith, ad un aumento dei redditi medi delle famiglie americane).
Ci sarebbe, è evidente, uno scontro con il deep state made in Us, il quale non vedrebbe di buon occhio questo “progressismo” in campo sociale.


E a livello estero?
È probabile pensare ad un ammorbidimento degli embarghi verso i paesi socialisti, come Cuba o il Venezuela. Proprio su quest’ultimo stato la stampa americana si scatenò contro Sanders circa un anno fa quando lui, a ragion veduta, asserì che Maduro non fosse un dittatore, ma che le elezioni si fossero svolte senza alcun tipo di broglio.


Per quanto riguarda le missioni militari americane è ben più complesso. Se Sanders vincesse dovrebbe comunque confrontarsi con le lobby americane delle armi, che ha già avuto modo di attaccare, la Camera ed il Senato (che non è detto siano entrambi a maggioranza democratica). Ma, secondo noi, farebbe bene anche a guardarsi dai suoi “compagni” di partito.


Se infatti i democratici sono tutti come la Clinton, ci auguriamo di no, la guerra non è certo una priorità. Anzi, lo è ma solo al fine di tutelare gli interessi imperialisti americani. Vedremo, certo è che un’eventuale elezione di Sanders cambierebbe totalmente la politica degli Usa, si spera in meglio.

“Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”

Sull’Irlanda soffia il vento dell’Unità? Di Filippo Dellepiane

E dall’Irlanda arrivano buone notizie! Dalla terra dei trifogli, del rugby e di una repubblica che sogna ancora di riunirsi con il nord del paese, sottrattole ingiustamente dal Regno Unito. Si perché le elezioni parlamentari parlano chiaro: il Sinn Féin, spesso conosciuto come il braccio politico della famosa IRA, ha ottenuto ben il 25% e 37 seggi. È dunque una buona notizia, quella che i patrioti irlandesi sognino ancora, e ancora lo faranno, una patria unita. Cosa farà ora Sinn Féin? Alcuni credono che tenteranno un accordo con il partito dei verdi, vicino a posizioni di sinistra (come altri partiti). Aprire a Fianna Fail? Al momento non è esclusa nessuna possibilità, sebbene vertere su quest’ultimo partito ci sembrerebbe un parziale tradimento nei confronti dei cittadini irlandesi che hanno fatto una scelta chiara. Una scelta non inaspettata, soprattutto per gli eventi degli ultimi mesi. È ormai da tempo che si vocifera della presenza dell’organizzazione chiamata “New IRA”. Si “vocifera” perché è spesso difficile distinguere le news dei media, pronti a sparare a zero su ogni gruppo che miri ad una riunificazione del paese più che dovuta. Occhio dunque alle notizie riportate e al commento morale che ognuno, in un modo o nell’altro, attribuisce alle azioni altrui.
E allora, nella speranza di un’Irlanda unita e sovrana, si continui nella lotta contro questa Europa oligarchica e antidemocratica. È un obbligo morale, un imperativo categorico che dobbiamo imporci tutti.
Per il socialismo.
Ora e sempre.

In Emilia Romagna vince l’estrema destra


La regione resta saldamente nera: le prime due liste, entrambe arroccate su posizioni neoliberali, atlantiste, europeiste e filo-imprenditoriali, sono arrivate complessivamente al 95% delle preferenze. Al di là del solito gioco delle parti che “contrappone” gli europeisti liberali ai liberali europeisti, è doveroso segnalare la totale disfatra, verrebbe da dire programmata, del terzo polo, o quello che per anni si era propagandato come tale. Fatica ad arrivare al 5% il Movimento 5 Stelle, oramai in piena decomposizione, con i suoi ex elettori esuli presso le altre formazioni o ritornati nel vasto oceano dell’astensione, che rimane comunque ad un 33%. L’estrema sinistra non sfonda, vittima dell’estrema polarizzazione e dell’inflazione di partiti costretti a battersi per conquistare i voti dello stesso elettorato di riferimento.
Appare chiaro come il sistema incentrato sul bipolarismo totalmente in seno al campo padronale sia perfettamente sano, tornato in auge in maniera completa. Per opporsi ad esso non si può di certo guardare a sette che fanno della politica identitaria e delle sottoculture la loro caratteristica, sette litigiose ed incapaci di adattarsi alla battaglia odierna. Ci stiamo rifetendo soprattutto ai resti di Potere al Popolo, naufragati fra transfemminismo e silenzio-assenso nei confronti dell’Unione Europea. Serve la rinascita di un terzo polo che sappia coniugare le istanze popolari e democratiche ad una lotta spietata contro l’Unione e la Nato, che sappia rivendicare la bandiera della sovranità nazionale legata a quella della giustizia sociale. Non un partito di intellettuali né un circolo autoreferenziale, ma un vero movimento che voglia tornare ad essere espressione delle masse per le masse.

Gattopardismo all’umbra

Risultato prevedibile in Umbria, con la destra che ottiene percentuali bulgare sbaragliando sia un Partito Democratico diviso e masochista che un Movimento 5 Stelle soggetto a massicce diserzioni per l’accordo di governo. La coalizione di destra, identica contenutisticamente rispetto a quella della “sinistra” liberale, ha vinto principalmente per la dissimulazione: forza negativa nei confronti dell’assetto politico, vicina ai cittadini, contro i “poteri forti” e per la sovranità. Ovviamente si tratta di una maschera funzionale al consolidamento del proprio potere in un’ottica di restaurazione bipolare della politica italiana. Come per le elezioni del 4 marzo, possiamo individuare una grande fascia di cittadini in buona fede che ancora cerca, senza trovarlo, un reale cambiamento, che non può essere limitato a una vaga “sicurezza” o alla polemica sul ripieno dei tortellini. La creazione di un fronte popolare di lotta, slegato dal clientelismo elettorale e dai vari interessi, è l’unica strada per il cambiamento, che deve essere la drastica redenzione dei rapporti di forza economici e politici. Chiudiamo con una previsione: gli umbri presto si troveranno con la sanità in mano agli Angelucci, sponsor della destra liberale.

Rifiutare le elezioni per rifiutare il Regime.

Oggi, 26 maggio, è il giorno deciso per mettere in atto quella dannosa pantomima delle “elezioni europee”. Questa pratica, bieco strumento propagandistico privo di un vero valore politico e decisionale, è da rifiutare in toto, in quanto si riconosce direttamente non solo la legittimità, ma anche la democraticità del sistema liberista europeo.

Contro il regime non esiste “voto utile”

Le chiacchiere di chi pretende di volersi sedere sugli scranni del parlamento europeo per “cambiare tutto” sono penose ed ipocrite. Basta una semplice ricerca, persino sul sito stesso dell’Unione Europea, per apprendere quanto ridicoli siano i poteri del parlamento rispetto a quelli della Commissione Europea, e quanto le azioni di questa siano “al riparo dal processo elettorale, come ammette, con il suo solito sdegno per la plebaglia, Mario Monti, nella sua “Intervista sull’Italia in Europa” (1998). A Federico Rampini che gli chiede “Perché la Commissione europea ha accettato di diventare il capro espiatorio su cui scaricare l’impopolarità dei sacrifici?”, Monti risponde “Perché, tutto sommato, alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l’onere dell’impopolarità essendo più lontane, più al riparo, dal processo elettorale. Solo che questo un po’ per volta ha reso grigia e poi nera l’immagine dell’Europa presso i cittadini”.

L’intero sistema U.E è stato creato appositamente per svincolare il processo decisionale europeo dai popoli che questo continente lo abitano, con il preciso scopo di garantire la piena sovranità economica e politica al padronato capitalista. L’Unione Europea è l’unione dei padroni, è uno strumento antidemocratico e di natura totalitaria. Non esiste “voto utile” in grado di cambiare un sistema che sta perfettamente conseguendo i suoi scopi.

Come abbiamo già detto più volte, un voto per gli pseudo-sovranisti alla Salvini è un voto per l’Europa. Egli stesso ha ammesso che l’uscita dal sistema euro e dalla UE “non rientravano nel programma del centro-destra”. Tra la Lega e +Europa la differenza è puramente estetica: è indifferente l’appartenenza dei parlamentari che siederanno a Bruxelles, il regime rimarrà tale e verranno portate avanti le stesse politiche liberiste volte a concentrare il potere in sempre meno mani.

Lottare, non votare

L’unica soluzione è opporsi al regime, e non “dall’interno” come sostengono maliziosamente gli agenti dormienti di esso. Occorre opporsi concretamente, con l’azione e l’organizzazione popolare, alle decisioni dell’Unione e alle figure stesse dei promotori di questa. Occorre che essi vivano nella paura, poiché questa è la giusta condizione di un oligarca democida.

Al posto di perdere tempo oggi andando in un seggio, bruciate una bandiera europea.