Sull’Irlanda soffia il vento dell’Unità? Di Filippo Dellepiane

E dall’Irlanda arrivano buone notizie! Dalla terra dei trifogli, del rugby e di una repubblica che sogna ancora di riunirsi con il nord del paese, sottrattole ingiustamente dal Regno Unito. Si perché le elezioni parlamentari parlano chiaro: il Sinn Féin, spesso conosciuto come il braccio politico della famosa IRA, ha ottenuto ben il 25% e 37 seggi. È dunque una buona notizia, quella che i patrioti irlandesi sognino ancora, e ancora lo faranno, una patria unita. Cosa farà ora Sinn Féin? Alcuni credono che tenteranno un accordo con il partito dei verdi, vicino a posizioni di sinistra (come altri partiti). Aprire a Fianna Fail? Al momento non è esclusa nessuna possibilità, sebbene vertere su quest’ultimo partito ci sembrerebbe un parziale tradimento nei confronti dei cittadini irlandesi che hanno fatto una scelta chiara. Una scelta non inaspettata, soprattutto per gli eventi degli ultimi mesi. È ormai da tempo che si vocifera della presenza dell’organizzazione chiamata “New IRA”. Si “vocifera” perché è spesso difficile distinguere le news dei media, pronti a sparare a zero su ogni gruppo che miri ad una riunificazione del paese più che dovuta. Occhio dunque alle notizie riportate e al commento morale che ognuno, in un modo o nell’altro, attribuisce alle azioni altrui.
E allora, nella speranza di un’Irlanda unita e sovrana, si continui nella lotta contro questa Europa oligarchica e antidemocratica. È un obbligo morale, un imperativo categorico che dobbiamo imporci tutti.
Per il socialismo.
Ora e sempre.

No al Mes! Comunicato del Comitato Centrale di P101

Condividiamo e facciamo nostronio comunicato del comitato centrale di Programma 101 contro il MES

Comunicato n. 2/2020 del Comitato centrale di P101

(1) Se prima il M.E.S. (il cosiddetto “Fondo salva stati”), finanziato dai singoli stati della Ue, faceva capo all’Unione medesima, con la “riforma” il MES diventerà né più e né meno che una super-banca d’affari privata indipendente, la quale potrà prestare denaro agli stati solo a condizione che ne tragga un lauto guadagno. Di più: sarà un organismo di rango superiore agli stati nazionali e che avrà potere di vita o di morte su quelli che dovessero ricorrere al suo “aiuto” (come la troika lo fu per la Grecia).

Si tratterebbe per l’Italia di un’altra palese cessione di sovranità in aperta violazione dell’art. 11 della Costituzione, dell’ennesimo crimine per tenere in via il mostro liberista dell’Unione europea.

(2) La “riforma” stabilisce due linee di credito, dividendo così paesi di serie A e B, quelli considerati solvibili (che cioè rispettano i famigerati parametri ordoliberisti del 3% e del 60%) e quelli con alto debito pubblico (che non li rispettano) considerati ad alto rischio.
Abbiamo quindi, col nuovo MES, un doppio paradosso: a) paesi come la Germania con banche piene zeppe di titoli tossici godrebbero, per l’accesso al credito del MES, di una corsia preferenziale e di condizioni molto vantaggiose; mentre l’Italia, per usufruire dello “aiuto”, dovrebbe impegnarsi ad adottare draconiane misure di riduzione del debito pubblico, quindi austerità, tagli alla spesa sociale ed ai diritti, privatizzazioni; b) l’Italia, ratificando il Trattato, sarebbe un grande finanziatore del MES ma ciò a tutto vantaggio dei paesi considerati di seria A. Né più e né meno che una colossale rapina.

(3) Tutti gli analisti concordano che una conseguenza inevitabile dell’eventuale richiesta di “aiuto” provocherebbe una brutale svalutazione del valore dei titoli pubblici italiani a danno dei tanti risparmiatori che hanno acquistato Bot o Btp. Anzi! già solo l’entrata in funzione del MES, quindi l’adozione dei suoi parametri — quelli per cui l’Italia sarebbe considerata un Paese di serie B —, potrebbe innescare ex ante una fuga generalizzata dai titoli di stato italiani, con conseguente fuga di capitali dall’Italia verso altri paesi a tripla A, con l’inevitabile svalutazione del valore dei titoli di debito italiani.

(4) In questo caso sarebbe dunque altamente probabile il collasso generale del sistema bancario italiano. Le banche italiane posseggono oggi circa 400 miliardi di titoli pubblici. Una forte decurtazione del loro valore (come detto, possibile ancor prima che si dovesse chiedere “aiuto” al MES) causerebbe quindi crolli bancari a catena.

(5) Le conseguenze inevitabili sarebbero dunque: a) che il MES si comporterebbe come uno strozzino con facoltà di pignorare i beni italiani; b) che lo Stato sarebbe costretto non solo ad applicare una violenta austerità, ma, sempre per rimborsare il credito, a vendere a prezzi stracciati proprietà e patrimoni; c) che le banche, per non fallire, dovrebbero ricorre al bail-in, ovvero ricorrere ad espropri forzosi non solo degli azionisti ma pure dei correntisti, con conseguente stop all’erogazione di prestiti ad aziende e cittadini.

Una recessione violenta sarebbe dunque inevitabile con chiusura di aziende, crollo degli investimenti pubblici e privati, aumento generale della disoccupazione. In poche parole: un disastro nazionale.

Fermare il MES è quindi questione di interesse nazionale.

I governanti, venduti allo straniero, hanno già firmato la capitolazione.

Sarà il Parlamento tuttavia, nella prossima primavera, a dover ratificare il nuovo Trattato.

Prepariamo una grande mobilitazione per impedirlo!

Usciamo dalla gabbia dell’euro, prepariamo l’Italexit!

Pronti alla resistenza contro la nuova offensiva europeista

Iniziata da parte del regime di Bruxelles la procedura per infrazione ai danni dello stato italiano. Colpa delle istituzioni sarebbe quella di non aver spinto abbastanza per la realizzazioni di misure “pro-crescita” (leggasi liberalizzazioni e privatizzazioni intensive). Nonostante anche questo governo, da noi osteggiato in ogni modo, abbia voluto partecipare al gioco liberista, privatizzando il possibile e mancando agli impegni presi di nazionalizzare “Autostrade per l’Italia”, ciò non è stato percepito come sufficienti dagli eurocrati, sempre ingordi di nuovo potere politico ed economico.

Uno scenario a tinte fosche è quello che si prospetta alla nostra nazione. Dall’autoritario e collaborazionista governo “Conte” si rischia di cadere ancora maggiormente nella morsa della bestia liberista. Il piano è già in atto: Draghi nominato senatore, il suo mandato in scadenza, la Bonino proiettante la sua bieca ombra sulla presidenza della Commissione Europea. Prevediamo la crisi di governo, prevediamo il successivo insediarsi di un esecutivo tecnico a guida mario Draghi. Prevediamo un attacco senza precedenti alla sovranità del popolo italiano.

Chiediamo perciò ad ogni forza sinceramente democratica di prepararsi a resistere, con ogni mezzo dettato dalle circostanza, alla prossima ondata repressiva e anti-popolare.

Sovranità popolare contro il capitale

La propaganda liberista tende a mistificare qualsiasi istanza sovranista come un apologia della xenofobia e volontà di chiusura. La critica all’Unione Europea è, al contrario di quanto vorrebbero far credere i suoi mercenari, principalmente un attacco ad un sistema reazionario ed antidemocratico. Tutto ciò risponde ad esigenze politiche ben precise, ossia la necessità da parte dell’oligarchia liberale di convalidare nelle menti delle persone l’equazione ‘sovranismo uguale destra, fascismo ed intolleranza.

Sovranità è democrazia

Al contrario di quanto propone la vulgata liberal-capitalista, sovranità non significa chiusura, paura o regresso, ma la libertà di un popolo. Un popolo si dice ‘sovrano’ quando è possibile per esso esercitare liberamente la propria volontà, quando al di sopra di esso non esistono poteri capaci di esercitare un controllo coercitivo. Come scrive Carlo Galli in “Sovranità”:

“Sovranità come volontà della nazione non è necessariamente nazionalismo: è autonomia di quella volontà; e la sovranità come creazione della distinzione fra interno ed esterno non è necessariamente xenofobia, ma volontà di determinare uno spazio sul quale il soggetto politico abbia diretto potere e responsabilità.”

Essere sovrani significa essere liberi, poter disporre liberamente delle proprie risorse e poter rapportarsi da pari rispetto agli altri popoli. E’ chiaro come un popolo privato della sua sovranità non possa, essendo sottomesso ad un potere esterno, parlare ad un altro popolo da eguale, ma sempre da una posizione d’inferiorità. Cedere la sovranità significa generare una gerarchia, stabilire i ruoli di servo e padrone: coloro che vedono nell’Unione Europea o nel capitalismo dei fari della libertà sono in gravissimo errore, poiché questi sistemi non generano altro che brutali rapporti di forza generanti moti centrifughi all’interno delle società.

La sovranità del popolo è l’anima della Democrazia, il cui nome letteralmente significa “comando del popolo”, derivando dai termini greci demos e krateo. La sovranità del popolo non può che costituire una Res Publica, ossia un’istituzione la quale, essendo pubblica, non può che appartenere e fungere da rappresentanza di tutti in maniera eguale. Ne consegue che la disparità di forza economica, la quale genera disparità di forza politica e quindi il rapporto servo-padrone, non può che essere antidemocratica.

L’Unione Europea, lontana da essere associazione dei popoli europei, cerca proprio di privare la Democrazia della sua anima, trasportando il potere politico (e quindi economico) dal popolo a enti privati propagandati per pubblici, o alle strutture da essi create. Non è un mistero che l’Unione si sia sempre espressa a favore delle privatizzazioni, arrivando fino ad imporle agli stati membri. Ricordiamo come nel periodo della querelle-farsa fra “Governo del Cambiamento” ed istituzioni europee il ministro Tria abbia voluto rassicurare i propri padroni che il debito sarebbe sceso grazie proprio alle privatizzazioni, vero feticcio delle classe politica italiana ed europea almeno sin dagli anni ’80.

Tutto ciò è ancora più evidente pensando alla struttura stessa del “Parlamento” europeo, strumento solo nominalmente democratico ma in realtà sottomesso alla potestà della Commissione Europea e impossibilitato a rescindere i trattati già in precedenza approvati. Questo sistema a tenuta stagna è stato pianificato ed attuato allo scopo preciso di rendere irreversibile il processo di creazione di un’Europa dei padroni unita ed inespugnabile.

Non solo suicidio politico, qualsiasi cessione di sovranità è anche incostituzionale. Essa non può in alcun caso essere ceduta (ricordiamo l’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana), ma solo limitata e solamente in condizioni di reciprocità e al fine esclusivo di garantire la pace e la giustizia fra le Nazioni. Ciò non avviene all’interno dell’Unione Europea, in quanto essa viene ceduta ad un ente terzo, non limitata da un’accordo fra popoli come potrebbe essere un patto di non proliferazione nucleare o l’abolizione di dazi. La sovranità della Repubblica, e quindi del popolo, è letteralmente ceduta ad un ente totalitario, finalizzato, come più volte dichiarato, alla stabilità del mercato, e non al progresso morale ed economico dei popoli. Non stupisce come la piena occupazione permanente, la quale dovrebbe essere obbiettivo di ogni Stato, non sia presa minimamente in considerazione da parte delle istituzioni europee.

Parlando dei gruppi e dei partiti che spingono per una sempre maggiore cessione di sovranità, non c’è altro da dire che citare il Codice Penale, il quale all’articolo 241 sanziona con una pena non inferiore ai 12 anni chi attenta all’unità e all’indipendenza della Repubblica.

Uno dei tanti atti compiuti dal regime per invalidare ogni possibile opposizione.

Il Regime e la sua propaganda

L’Unione per propagandarsi come fine invidiabile mette in campo una foltissima schiera di vere e proprie bufale. La più importante e diffusa di queste riguarda i supposti “70 anni di pace” dei quali sarebbe stata artefice. Questa supposizione non regge alla prova dei fatti: le decine di migliaia di morti nei Balcani, in Libia e sulle zone di confine fra Russia ed Ucraina testimoniano altro. L’Unione Europea, coadiuvata dalla N.A.T.O si è limitata a spostare le guerre sul suo cortile di casa, avendo cura di finanziare le parti del conflitto ad essa più favorevoli. L’Unione Europea appoggia i neonazisti e i golpisti in Ucraina, ha appoggiato milizie islamiste in Libia e cerca tutt’ora di indirizzare il Continente in quella che potrebbe essere una guerra nucleare contro la Federazione Russa, oltre che intrattenere rapporti più che amichevoli con stati canaglia quali Israele e l’Arabia Saudita. Le bombe che uccidono gli yemeniti, le mani che bruciano i lavoratori ad Odessa sono sufficientemente eloquenti per screditare qualsiasi ipotesi di un’Unione portatrice di pace.

La situazione non è migliore sul fronte interno: 5000 suicidi all’anno per disoccupazione, migliaia di vittime di “morti bianche”, milioni gli infortuni, decine di manifestanti assassinati dalle forze di polizia, milioni di disoccupati, uso di psicofarmaci in crescita, tassi di mortalità infantile maggiorati (e volutamente occultati…). L’Unione Europea si comporta da quello che è, ossia un controllore, ostile e separato dal popolo interessato unicamente al benessere dei gruppi industriali e finanziari ad essa legati.

Proprio di questi gruppi essa è espressione politica. Non serve a nulla scomodare termini quali “libertà” e “democrazia” quando l’intero sistema si regge in piedi grazie al e per favorire il dominio di una classe padronale capitalista che si esprime nel suo lato dirigente sopratutto nella confindustria franco-tedesca. Come testimonia l’accordo d’Aquisgrana, o “Trattato di cooperazione Franco-tedesca”, la relazione fra i due governi è sempre più stretta, ed è evidente l’esistenza di un unica intelligenza dietro l’Unione, al momento governata da questi gruppi di potere. Del resto è bene ricordare il “doppiopesismo” delle istituzione europee, che accusano l’Italia di fare concorrenza sleale alla Francia permettendo allo stesso tempo la svendita a questa di componenti sostanziose dell’economia nazionale.

Infine, garantisce amicizia fra i popoli europei questa unione padronale? Assolutamente no, e i recenti eventi libici lo dimostrano benissimo, essendo i governi francese ed italiano, che ricordiamo essere stati fondatori, contrapposti in una guerra per procura.

L’alter-europeismo di Salvini e dei suoi

In questo contesto occorre non farsi ingannare dalla Lega e dai supposti “sovranisti”. Essi rimangono saldamente ancorati ad un’ideologia capitalista e liberista, semplicemente gli interessi per i quali combattono sono di cosche economiche differenti rispetto a quelle francesi o tedesche. Sovranità popolare non significa sovranità delle classi abbienti, ed è per queste che questo schieramento combatte, a partire dai “sovranisti conservatori” della Meloni ai feticisti del “buonsenso”. I secondi, ben più rilevanti dei primi, puntano a tutelare gli interessi ed ad espandere il potere della classe industriale del nord-est, sfruttando finanche i voti dell’elettorato meridionale, per consentire a loro un ruolo da protagonisti in una nuova Europa Federale a trazione Padana.

Nonostante i cornuti sostenitori dell’indipendenza della Padania abbiano accusato il “Capitano” di una svolta filo-italiana da loro ovviamente condannata, i piani del leader della Lega non sembrano essere cambiati quanto lo è la sua propaganda. L’apparente svolta nazionale e l’ambiguità sul tema sovranità non lasciano dubbi: a Salvini interessano i voti per poter coronare il suo sogno, ossia una Padania stato federato europeo, tutto ciò col pieno appoggio della classe industriale veneto-lombarda, in barba ai lavoratori italiani.

Occorre contrapporre a questi disegni capitalistici e padronali una vera lotta di popolo e una vera Associazione delle genti europee. L’unico modo per ottenere ciò è con un ampio fronte militante che raccolga tutti i difensori della Libertà e della Sovranità a tutela degli interessi dei popoli lavoratori. Occorre sfuggire ai modelli di lotta parlamentare governati dal sistema per intraprendere una campagna che sia sindacale e politica in quanto mira ad autodeterminare il popolo. E’ l’esempio dei Gilet Gialli che deve guidare in ciò, non quello dei compromessi col padronato per arrivare alle poltrone.

Resoconto incontro-dibattito sull’Unione Europea tenutosi a Genova il 13 Aprile 2019

Nella giornata di ieri si è tenuto, nella sede di un sindacato genovese, un incontro per discutere dell’Unione Europea, della sua natura e delle sue contraddizioni, del modo in cui il Capitalismo oggigiorno si esplica, del libero mercato, dell’assenza dello stato dalla vita sociale ed economica, del paese, dell’imperialismo ad esso connesso e l’incessante costruzione di un regime continentale, Un’ottima occasione per chiarire, anche con esponenti esterni di altri movimenti e del mondo sindacale, le posizioni che possono essere accomunabili e i punti cardini da tenere fissi nella mente. La conversazione ha, poi, toccato alcuni vicende storiche, quali la rivoluzione francese e bolscevica, il concetto di società capitalista secondo scrittori e storici e i principi filosofici e morali sui quali questa si basa, concludendo con un’analisi sulla figura di Mazzini e i suoi rapporti con altri esponenti europei del movimento anti-classista e democratico.

Punto centrale della discussione è stato, come da programma, il rapporto fra l’Europa, l’Unione Europea e il Capitalismo. Come più volte ripetuto nel corso dell’evento, essendo l’Ue espressione della classe padronale europea, essa non può che avere interessi distinti ed opposti rispetto ai popoli, i quali, per fronteggiare questo mostro imperialista, sono tenuti ad associarsi in nome dei comuni principi di fratellanza, libertà ed eguaglianza.