“Cari compagni italiani”

Pubblichiamo questa lettera apparsa poche ore fa sui siti di Marx21 e su l’Antidiplomatico.

Cari compagni italiani,

siamo lavoratori italiani che vivono in Francia. Siamo militanti del sindacato di classe francese, CGT, la Confédération Générale du Travail.

Da oltre un mese, dal 5 Dicembre, ci sono mobilitazioni e scioperi contro la riforma delle pensioni del Governo Macron. Oltre un mese in cui i trasporti sono bloccati, in cui lavoratori dormono al fuoco dei copertoni nei depositi degli autobus, nelle centrali elettriche, nelle raffinerie, nei porti. Ma anche un mese in cui si sono mobilitati lavoratori che non lo avevano mai fatto prima: gli avvocati sono in sciopero, con il loro sindacato e sostenuti da tutto l’ordine; i lavoratori della cultura, che hanno bloccato i teatri e che si esibiscono gratuitamente in strada a sostegno del loro sciopero e di quello di tutti gli altri settori. Ma anche scuole, poste, ospedali, in mobilitazione da oltre un anno. O le lavoratrici a cottimo degli hotel, che scioperano da oltre sei mesi.

Tutto questo non è ovviamente solo uno sciopero contro una delle tante contro riforme delle pensioni. E’ una tenace resistenza contro la cancellazione del progetto di società uscito dalla Resistenza al nazismo, che prevedeva per tutti un sistema di protezione sociale che permettesse una vita sicura, lontano da povertà economica e culturale, da fame, angoscia e paura.

Quello a cui assistiamo non è solo uno sciopero. E’ uno sconvolgimento totale della società, un evento che cambia la propria vita e che segnerà il futuro sociale di questo paese. E’ uno sciopero tra i più lunghi, più lungo di quello del 1995, che bloccò la Francia, più lungo di quello del ‘68, forse la più grande mobilitazione dei lavoratori in Europa da quella dei minatori contro la Tatcher. E’ la prima grande risposta dei lavoratori europei alla crisi cominciata 10 anni fa.

Nonostante i disagi, tutti i sondaggi continuano a mostrare un grande sostegno agli scioperi. Anche i sondaggi fatti con domande talmente contorte pur di suggerire la risposta giusta, falliscono e mostrano percentuali ben oltre il 50% a favore degli scioperanti. La partecipazione agli scioperi, dopo la pausa natalizia, è ricominciata ed è fortissima, giovedì eravamo oltre un milione e settecento mila. Una pausa natalizia che non c’è stata per tutti quei lavoratori che da oltre un mese scioperano ad oltranza e che non hanno fatto alcun Natale e alcun Capodanno e che non hanno ricevuto nulla come stipendio a Dicembre e che non riceveranno nulla neanche a Gennaio. Due mesi senza stipendio, niente regali per i figli, niente cenone. La tredicesima è servita a partecipare allo sciopero e alcuni hanno fatto debiti per continuare a resistere.

La solidarietà è stata forte, a dimostrazione del sostegno che hanno questi eroici lavoratori. La cassa nazionale di sostegno allo sciopero è arrivata in un mese a oltre due milioni di euro, e altre casse locali sono state create a sostegno dei lavoratori, come quella di Parigi che ha raggiunto in pochi giorni i 100’000 euro. Questi soldi non sono stati donati da chissà chi. Sono stati donati da persone come noi, che arrivano a fine mese e basta, da mamme single, da anziani con la pensione sociale, da disoccupati, da interinali, da lavoratori immigrati, dai fattorini e da tantissimi che hanno dato quanto potevano per sostenere chi sta lottando anche per loro. Si tratta di piccole donazioni, di 10 o venti euro, di 5 euro, a volte anche di uno solo.

Per noi, quali militanti sindacali, ha significato vivere qualcosa che non avevamo mai conosciuto in Italia e che marcherà la nostra vita politica e personale. Significa una mobilitazione continua, per organizzare gli scioperi nelle nostre aziende, ma anche per sostenere chi fa uno sciopero ad oltranza come nei trasporti e nelle ferrovie. Significa dimenticare ogni altra cosa e partecipare e vivere e contribuire a un grande momento di solidarietà e resistenza. Di quelli che in Italia non vediamo da decenni e che avevamo ascoltato solo dai racconti dei nostri genitori e dei nostri nonni.

Cari compagni italiani, già un mese fa scrivemmo una lettera a tutti voi, chiedendo solidarietà. Questa nuova lettera non la firmeremo, come l’altra, con la sigla del partito a cui apparteniamo. E non la tradurremo, come abbiamo fatto per l’altra, perché vogliamo che resti tra noi, che non giri sulla rete.

In questo mese, tramite i social e qualsiasi altro mezzo a nostra disposizione, abbiamo fatto quanto avevamo promesso: abbiamo passato le giornate a condividere quanto avveniva qui. Foto, video, articoli di giornale, le nostre esperienze. Lo abbiamo fatto di nascosto durante il lavoro, rischiando il licenziamento. Lo abbiamo fatto in diretta, dalle manifestazioni a cui partecipavamo. Lo abbiamo fatto perché volevamo dare speranza ai nostri compagni italiani, che vivono in una situazione sociale estremamente difficile. Le notizie che vi inviavamo, speravamo potessero sollevarvi, rincuorarvi. Speravamo e volevamo che diventassero una bandiera da sventolare, per dare una speranza a quanti vi sono vicini, per spronare sindacalisti pigri, per mobilitare partiti spesso ripiegati su se stessi e privi di spirito militante. Ci aspettavamo anche una solidarietà da portare ai nostri compagni francesi che lottano con noi. Per non sentici soli, per non farli sentire soli. Avevamo chiesto piccole donazioni di sostegno, anche solo un euro. O una lettera di vicinanza da scrivere alla CGT, e ci siamo resi disponibili a tradurla se necessario. O una manifestazione all’ambasciata francese, una foto con i propri compagni di sindacato, una cena di sostegno fatta dal proprio partito, associazione o circolo. Eravamo pronti a mettere tutto quel che potevamo per aiutare a risollevare un po’ la situazione italiana.

In verità, dopo un mese, ci sentiamo più soli di prima. L’unica cosa che è arrivata è stato un magro comunicato della CGIL nazionale il 5 dicembre, primo giorno di sciopero. Poi più nulla. Abbiamo cercato su tutte le pagine della confederazione, dei suoi mezzi di comunicazione, sui social, nelle pagine delle correnti interne. Non c’è nulla. Come se non esistessimo. Come se questi lavoratori non ci fossero. Un comunicato e null’altro. E la situazione non cambia per i sindacati di base. La cosa è ancora più sconfortante per i partiti e i movimenti italiani.

Quando abbiamo provato a sollecitare alcuni compagni italiani, invitandoli a sostenere gli scioperi, a fare circolare le notizie, ci siamo scontrati con una passività totale. Una passività stridente con tutto quanto stiamo vivendo qui. Nonostante quanto abbiamo fatto in un mese per cercare di fare circolare le notizie, i video e le foto, nulla è arrivato in Italia. Non ha suscitato nulla, e tutti hanno continuato a dibattere delle solite cretinate come i diti medi a Salvini o della famiglia reale inglese. E’ prioritario dibattere se Craxi era un ladro o uno statista rispetto al sostegno a lavoratori che scioperano da oltre un mese?

Molti hanno ripreso per ben due volte una falsa notizia Ansa per cui gli scioperi sarebbero finiti perché il governo rinunciava ad alzare l’età della pensione. La notizia circolò una prima volta a dicembre e di nuovo sabato scorso. Falsa nei due casi e a nulla è valso il nostro impegno per smentirla. Domani si sciopera di nuovo, ma questo è incomprensibile in Italia, talmente siamo abituati alle capitolazioni senza combattere.

La vera risposta sarebbe stata uno sciopero di solidarietà. Ma conosciamo la situazione italiana. Sappiamo che non ci sono le condizioni per questo oggi. Ma, come detto, oggi ci sentiamo soli, molto più soli, perché privati non solo del sostegno di tanti lavoratori italiani, ma perché privati della speranza che in Italia ci possa essere un cambiamento a breve e che questo possa partire da sinistra.

Noi continueremo a fare il nostro lavoro, quello di italiani militanti sindacali e politici in Francia. Continueremo a partecipare e organizzare le mobilitazioni e gli scioperi e continueremo a informare chi è rimasto in Italia su quanto avviene qui. Non possiamo fare altro, è tutto quello che possiamo fare. Questa lettera è un ulteriore appello nella speranza che quanto facciamo, che quanto avviene qui, possa aiutare i compagni italiani a uscire dalla situazione in cui si trovano. Che possa mostrare che in un paese non troppo diverso, a pochi chilometri dall’Italia, tutto quanto stiamo mostrando è possibile, e che quindi anche in Italia ci si può riprovare. Altrimenti continuerà il teatrino tra Salvini e le sardine, tra la Meloni e Zingaretti.

Concludiamo questa lettera con lo slogan che viene intonato a tutte le manifestazioni. Lo facciamo perché pensiamo che rappresenti bene quello che sta avvenendo qui. Perché fa capire cosa muove un semplice lavoratore a rinunciare alle feste, ai figli, allo stipendio, al voler resistere un minuto in più del governo e dei padroni. E se pensate che tutto questo avvenga per 10 euro di pensione in più tra vent’anni vi sbagliate di grosso:

“On est là, on est là !

Même si Macron ne le veut pas, nous on est là !

Pour l’honneur des travailleurs et pour un monde meilleur !

Même si Macron ne le veut pas, nous on est là !”

[Noi ci siam! Noi ci siam!

Anche se Macron non vuole, noi siam qui!

Per l’onore dei lavoratori e per un mondo migliore,

anche se Macron non vuole, noi ci siam, noi siam qui!]

Lorenzo e Alberto

La lotta paga

LA LOTTA PAGA
Nuova luce arriva dalla Francia: Il liberista Macron ha ritirato la sua riforma pensionistica dopo settimane intere di sciopero generale e più di un anno di mobilitazione continua dei Gilet Gialli. La lotta paga, è bene che tutti prendano nota: solo tramite l’impegno ed il sacrificio il popolo francese è riuscito a respingere un vergognoso attacco alla sua vita, impedendo l’alzamento dell’età pensionabile. Ovviamente silenzio, quando non borghese condanna, dei metodi usati e dei risultati ottenuti da parte dei lavoratori d’Oltralpe. Silenzio anche dai sindacati, che accolsero la legge Fornero, assolutamente più grave di ciò che era proposto in Francia, con un paio d’ore di sciopero simbolico. I fatti parlano: il sindacalismo conflittuale vince, quello istituzionalizzato e neo-corporativo si rivela strumento delle classi possidenti.
Viva la Francia ed i suoi lavoratori, viva la lotta dei tanti contro i pochi.

18 settembre, a Roma contro Macron!

Aderiamo e supportiamo il presidio indetto dal Comitato Liberiamo l’Italia contro la visita di Emmanuel Macron a Roma. Il presidente francese si è reso autore non solo di sanguinose repressioni ai danni del movimento popolare patriottico dei Gilets Jaunes, macchiandosi anche di omicidi di innocenti, oltre che della mutilazione di centinaia di francesi ad opera dei suoi corpi mercenari, ma anche fautore di una sistematica spoliazione dell’Africa occidentale grazie al diabolico Franco CFA. È gesto di solidarietà internazionalista il supportare il popolo francese creando una doverosa accoglienza all’autarca liberista Macron. Il 18 settembre saremo a Roma in piazza Vidoni alle 17. Macron non è il benvenuto! Lunga vita alla lotta del popolo!

Dalla Bastiglia ai Gilet Gialli: onore ai rivoluzionari francesi

Il 14 Luglio segna una data importante per ogni uomo, poiché oggi si ricorda l’atto sovrano con la quale il popolo parigino assaltò e distrusse l’odiata prigione della Bastiglia.

La nascita della sovranità popolare

Quest’atto carico di valenza simbolica fu una potente espressione della sovranità del popolo francese, poiché il popolo riconobbe a sé stesso la potestà di decidere della sorte di chi si opponeva alla sua causa e il diritto di difendersi dagli usurpatori. Fu proprio con questo obbiettivo che i cittadini parigini si radunarono, dopo giornate di violentissimi scontri, attorno alla Bastiglia il 14 luglio 1789, l’ottenere armi. Nella fortezza erano conservati ventottomila fucili, necessari alla cittadinanza per difendersi e conquistare la propria libertà. A difesa di essi e a guardia di prigionieri stava un manipolo di mercenari svizzeri, comandati da Ludwig Ignaz von Flüe e dal governatore della Bastiglia, il marchese Bernard-Renè. Quest’ultimo con le sue scellerate azioni si rese responsabile della morte di quasi un centinaio di persone, fra il popolo e i difensori. Fu infatti sua la decisione di resistere violentemente alle richieste popolari e di minacciare di far esplodere la fortezza, e per questo venne giustiziato dagli insorti. Coscienti della situazione, furono le guardie svizzere stesse ad abbassare il ponte levatoio, permettendo così a miliziani e rivoltosi di riversarsi all’interno della prigione, prendendone così il controllo.

Al pari della richiesta di armi, l’esecuzione del Marchese Bernard-René rappresenta la volontà del popolo di acquisire il monopolio della violenza, prerogativa indissolubile di ogni forza sovrana. Mettendo a morte un proprio nemico, un nobile, e per giunta incaricato direttamente dal Re, il popolo si svincolava sia simbolicamente che fisicamente dal potere della monarchia, ribellandosi alle sue imposizioni e alla sua natura sfruttatrice.

Dai Sanculotti ai Gilet Gialli

Ogni ricorrenza non dev’essere ricordo sterile, ma spinta propulsiva per emulare e superare le gesta dei nostri predecessori. E’ con questo spirito che i Gilet Gialli, dopo mesi di grandi lotte, si sono riuniti oggi a Parigi dopo aver indetto una mobilitazione nazionale. In mattinata si sono contate già molte contestazioni, violenti scontri e diverse macchine della polizia di Macron date alle fiamme. Lo spirito dei Padri della Patria che nel 1789 assaltarono le prigioni regie è conservato dai moderni rivoluzionari in giallo, che per decine di settimane hanno protratto un violento assalto al sistema imperial-capitalista ed ai suoi fantocci. Anche in Italia, come in ogni parte del mondo, devono sorgere movimenti simili: popolari, radicali, incentrati sull’azione. Solo con l’azione il popolo può emanciparsi, solo mostrando di essere sovrano, come fece il 14 luglio di tanti anni fa, può veramente dirsi tali

Viva la Rivoluzione. Viva i combattenti per la Libertà.

Resoconto incontro-dibattito sull’Unione Europea tenutosi a Genova il 13 Aprile 2019

Nella giornata di ieri si è tenuto, nella sede di un sindacato genovese, un incontro per discutere dell’Unione Europea, della sua natura e delle sue contraddizioni, del modo in cui il Capitalismo oggigiorno si esplica, del libero mercato, dell’assenza dello stato dalla vita sociale ed economica, del paese, dell’imperialismo ad esso connesso e l’incessante costruzione di un regime continentale, Un’ottima occasione per chiarire, anche con esponenti esterni di altri movimenti e del mondo sindacale, le posizioni che possono essere accomunabili e i punti cardini da tenere fissi nella mente. La conversazione ha, poi, toccato alcuni vicende storiche, quali la rivoluzione francese e bolscevica, il concetto di società capitalista secondo scrittori e storici e i principi filosofici e morali sui quali questa si basa, concludendo con un’analisi sulla figura di Mazzini e i suoi rapporti con altri esponenti europei del movimento anti-classista e democratico.

Punto centrale della discussione è stato, come da programma, il rapporto fra l’Europa, l’Unione Europea e il Capitalismo. Come più volte ripetuto nel corso dell’evento, essendo l’Ue espressione della classe padronale europea, essa non può che avere interessi distinti ed opposti rispetto ai popoli, i quali, per fronteggiare questo mostro imperialista, sono tenuti ad associarsi in nome dei comuni principi di fratellanza, libertà ed eguaglianza.