Corbyn, ma che hai combinato?

Corbyn, ma che hai combinato?
Potevi essere tu a guidare la Brexit. Potevi essere il timoniere dell’Inghilterra, guidandola verso un nuovo periodo, invertento qualsiasi paradigma e dimostrando al mondo non solo che l’Unione Europea non è una costruzione irreversibile, ma che nemmeno io neoliberismo gode di tali proprietà. Potevi indirizzare i popoli delle isole verso un futuro di pace, cooperazione e solidarietà, potevi essere un Grande nella storia. Hai preferito la codardia. Non hai avuto il coraggio di bruciare i ponti alle tue spalle. Non hai avuto il coraggio di abbandonare la metastasi borghese della City per abbracciare le masse e le loro aspirazione. Alle accuse di “populismo” hai preferito la sconfitta. La tua punizione, l’esser stato battuto, è immensamente giusta: la Storia non ha pietà per i vigliacchi. Non è giusta invece la sorte riservata al popolo, nuovamente ingannato da una destra scaltra e al servizio dei padroni. Che il tuo esempio sia da lezione: la paura degli insulti gridati dagli attici porta alla vittoria dei capitalisti

L’Ue è reversibile

Abbiamo aspettato tutti questa notte, la notte che ha finalmente reso libero un popolo, un paese intero. Che il Regno Unito sia d’esempio: l’UE è debole, la si può abbandonare e lo si deve fare. Queste devono essere le priorità: la lotta contro l’Euro e l’Unione Europea, che rappresentano il potere capitalista e neoliberista moderno.
Pur criticando la figura di Boris Johnson, brexiter di destra, è doveroso ammettere il suo totale rispetto nei confronti della sovranità popolare. Chi, lo ripetiamo, ha sbagliato è stato Corbyn, il quale ha portato avanti battaglie sociali contro le élites ma non si è, fin da subito, scagliato contro le istituzioni europee. Le istituzioni europee che vogliono togliere i diritti che egli ha promesso di difendere. Il popolo ha dunque votato Johnson. Il popolo ha riconosciuto il nemico, il principale ostacolo. Ci auguriamo che Johnson porti avanti le nazionalizzazioni che ha annunciato, non svendendo totalmente il paese agli Usa. No quindi a secessionismi filo-unione, che lungi da aumentare la libertà scozzese farebbero invece ripiombare il nord dell’isola nell’inferno dell’austerità, oltre rallentare l’irreversibile processo di dissoluzione del Reich liberista.
Che sia di lezione ai popoli europei e che tremino gli oligarchi.
M48

Robin Hood, eroe fra mito e realtà

Robin Hood, un eroe-simbolo impresso nella mente di moltissime persone.
Di “Robin Hood” senza dubbio ce ne sono stati molti nella storia e in giro per il mondo, dai Giapponesi Nezumi Kozō e Ishikawa Goemon, allo Slovacco Juraj Janosik; da Lampião a Rummu Jüri; da Scotty Smith al rivoluzionario, e amico di Zapata, Pancho Villa.
Ma solo uno di questi è particolarmente famoso, in parte per cause geografiche e in parte per la sua storia.
Robin Hood, infatti, è il fuorilegge che ruba ai ricchi per dare ai poveri più celebre in Occidente, ma in Asia il più conosciuto è probabilmente Ishikawa Goemon: una sorta di ninja che rubava ai ricchi signori feudali appartenenti all’ordine dei samurai, morto tragicamente bollito vivo, insieme a suo figlio, in pubblico.
Robin Hood visse una vita da eroe, non ebbe però, a differenza di Ishikawa, una morte da martire: si dice infatti che morì per via di qualche malattia, anche se secondo altri morì a causa delle ferite riportate da un agguato da parte delle autorità, organizzato da un traditore presente nella sua banda.
Il simbolo leggendario ed indiscusso di Robin è naturalmente il suo arco, accompagnato dalle sue frecce.
La leggenda vuole che prima di morire disse al suo amico ed aiutante Little John di seppellirlo nel punto in cui sarebbe caduta una freccia infuocata che lo stesso Robin lanciò dalla finestra del monastero in cui risiedette negli ultimi momenti di vita.

Parlando delle sue origini e della sua banda,
Nessuno sa realmente quale sia il vero nome dell’eroe, chiamato con lo pseudonimo di Robyn Hode nei primi manoscritti che ne narrano le gesta. Viene spesso chiamato Loksly o Loxley, ma questo nome gli venne attribuito perché nacque probabilmente a Loxley, nello Yorkshire. Proprio in questa città, infatti, si trovano le tracce di un certo Robert (appunto nome completo di Robin) di Locksly, ritiratosi probabilmente nella foresta nel 1245.
E sempre nello Yorkshire e nei suoi pressi è probabile che siano avvenute le sue gesta. Si dice in genere che la sua storia sia ambientata a Nottingham e nella vicina foresta di Sherwood, ma nelle ballate originali si dice esplicitamente che, anche se la foresta vicina a Nottingham fu frequentata occasionalmente dalla banda, il luogo principale che ospitò Robin fu Barnsdale (50 miglia a nord da Sherwood) nella contea dello Yorkshire.
La foresta di Sherwood è inoltre un luogo improbabile a causa della sua estensione: nel XIII secolo era ovviamente più vasta, ma non avrebbe permesso comunque un riparo sicuro dai perenni controlli da parte delle autorità dello sceriffo. Mentre il leggendario “Major Oak”, luogo in cui, si dice, si riunisse la banda, è stato datato a 8 secoli fa, rendendolo ai tempi di Robin un semplice alberello.
Le ballate originali parlano di Robin come contadino o come mercante, ma pochi anni dopo (quindi nello stesso secolo) iniziò a girar voce che avesse origini nobili.
Secondo una delle versioni più realistiche e, diciamo, “storicamente” accettate, Hood è stato innanzitutto un nobile sassone.
Un nobile che appoggiava Riccardo Cuor di Leone, un re d’Inghilterra che venne poi spodestato dal fratello Giovanni Senzaterra. Quest’ultimo di conseguenza ritirò le proprietà terriere a tutti i nobili fedeli al sovrano destituito passandoli a quelli fedeli al nuovo re.
Va detto inoltre che le politiche di Giovanni senza terra, che consistevano in annalzamento delle tasse, costrinsero moltissima gente alla povertà e quindi al brigantaggio; inoltre una legge da lui varata, chiamata “legge della foresta”, accordò l’accesso esclusivo della foresta ai ricchi nobili della corte, negando quindi ai popolani la caccia o l’utilizzo della legna da ardere, rendendo quindi la banda dei Merry men ancora più “illegale” in quanto appunto residente in una foresta.
Questo trasformò improvvisamente Robin da un nobile proprietario di terreni ad un suddito comune senza alcun avere di valore.
A questo punto Hood si ritirò nella foresta di Sherwood (nei pressi di Nottingham, anche se abbiamo detto precedentemente che il luogo sia improbabile) formando una banda chiamata poi Merry men.
Questa banda di poveri fuorilegge viveva in una sorta di comunità autogestita, conducendo una guerriglia contro le autorità rubando a questi ricchezza e cibo, distribuendo poi il ricavato tra i poveri.
I membri più conosciuti della banda sono John Naylor detto Little John (amico fidato di Robin), Lady Marian Clare (la compagna di Robin), e Frate Tuck.
Little John, tutt’altro che “piccolo”, era il più robusto di tutti e gli venne attribuito questo nomignolo ironicamente; era un uomo molto abile che lottava in genere con un bastone ed era un grande spadaccino. È stato introdotto nelle ballate fin da subito.
Lady Marian e Tuck sono probabilmente inventati.
La prima è stata introdotta nelle ballate circa 3 secoli dopo: nel medioevo si festeggiava ancora, almeno in Inghilterra, il Calendimaggio, e in questa festa si usava rappresentare folkoristicamente la primavera con una “lady”, una signora del primo maggio. Questa lady venne introdotta nelle storie probabilmente a causa della crescente popolarità di Robin derivata soprattutto da tre drammi teatrali noti, appunto, per esser stati redatti in occasione di tale festività.
Mentre Fra’ Tuck venne introdotto nelle ballate circa 2 secoli dopo, rendendo anche questo personaggio improbabile seppur con un importante significato “storico-politico” dietro: rappresentava infatti la parte più umile e Cristiana della Chiesa, estranea appunto al lusso e al peccato di gola professato in genere dai preti e dagli alti ranghi del clero. È probabile che le ballate, popolari e fatte quindi dal popolo, volevano introdurre un personaggio che legittimasse anche da un punto di vista religioso le gesta di Robin e della sua banda, che a prima vista potrebbero suscitare indegno a causa delle “violazioni” alle proprietà private (indegno almeno per gente dell’epoca, molto fedele al cattolicesimo, che sosteneva appunto che rubare fosse sbagliato a prescindere dall’ingiustizia nel sistema, e che ogni autorità era legittimata dal “Signore”).

Parlando delle sue gesta,
È plausibile che Robin abbia imparato ad utilizzare magistralmente il proprio arco grazie alla sua probabile partecipazione alle crociate, prima di tornare in Inghilterra rimanendo poi senza averi.
Incarnò, ai suoi tempo, l’aspirazione alla libertà e alla giustizia che le popolazioni medievali erano costrette a soffocare, schiacciate da ogni sorta di sopruso da parte delle classi elevate. Si ritiene, inoltre, che il racconto delle sue imprese abbia contribuito, nei secoli successivi, a togliere l’esclusiva del diritto di caccia ai proprietari terrieri estendendolo anche alla gente comune che poté servirsene per combattere la fame.
Spesso vediamo gli Uomini del passato in un ottica molto distante, come se, in un certo senso, i veri Uomini siamo noi, mentre quelli del passato erano in qualche modo “animaleschi” o brutali.
Storie come quella di Robin, invece, ci fanno capire che da sempre gli Uomini oppressi hanno lottato contro l’oppressore. Piccoli gruppi di guerriglia o anche grandi rivolte hanno da sempre caratterizzato la nostra storia, e solo parte di queste rivolte sfociarono fortunatamente in Rivoluzioni.
Rimanendo in Inghilterra ci sono altri esempi di rivolte cominciate da un semplice soggetto, come Ned Ludd (molto probabilmente immaginario), o l'”anarchico” Guy Fawkes (da cui deriva poi la maschera degli anonymous).
C’è sempre stato un bisogno di un leader, perfino quando le proteste non ne hanno avuto alcuno (come detto ad esempio con i Luddisti). C’è sempre stato un bisogno di un leader-simbolo che incarnasse lo spirito, l’essenza della rivolta; in modo tale anche da giustificarne, se necessaria, la violenza.
Un ladro-eroe Robin Hood riesce a render nobile perfino la “vergognosa” frode; perché la frode, se fatta da dei poveri che non hanno nulla da perdere se non da guadagnare, e diretta a dei ricchi usurai ed usurpatori, è più che giustificata; anche se questo va appunto contro la legge.
Ricordando le gesta di Robin, dunque, è inevitabile che si metta la morale al di sopra della legge, che essendo fatta da una parte degli uomini, spesso, o sempre, di alto rango, non ha sempre una linea morale e di conseguenza non è automaticamente giusta e da rispettare

C’è comunque il dubbio che sia realmente esistito.
Non è da escludere ovviamente che sia esistito, tuttavia molto probabilmente la sua storia è stata col tempo romanzata e arricchita di dettagli; un po come successe anche con Vlad di Valacchia detto Dracula, o anche Re Arthur, giusto per fare due esempi celebri.
Qualche studioso afferma che la figura di Robin sia una sorta di rivitazione “moderna” di certi miti celtici, quindi preesistenti.
Certi antropologi ad esempio lo ricollegano a Robin Goodfellow detto anche Puck (un folletto reso celebre da Shakespeare con “Sogni di una notte di mezza estate”); altri lo accostano al mito celtico del capodanno o meglio del calendimaggio, che narra del dio dell’anno nuovo che vince contro il vecchio inverno (quindi lo sceriffo); altri lo accostano, sempre parlando dei miti celti, ad uno spirito della foresta che aveva le sembianze di una volpe (ripresa poi dalla versione della Disney), chiamata anch’essa Robin; altri ancora lo riconducono al dio dei ladri presente in molte religioni pagane indo-europee (ad esempio il dio Pan, Greco), le cui sembianze ricordano quelle di un uomo con le corna da ariete (“Robinet” nella lingua celtica, da cui tra l’altro deriva la parola “rubinetto” a causa delle decorazioni con gli arieti fatte in quei tempi). Questo accostamento alle mitologie pagane, e soprattutto al dio dei ladri e dei pastori (da cui proviene poi la figura antropomorfa di satana: uomo con pizzo e con le corna, in genere con le zampe da ariete), rese inizialmente Chiesa cattolica particolarmente avversa nei confronti della figura di Robin Hood, provando infatti a censurare la diffusione delle sue storie e delle sue gesta “anti-sistemiche”.

Tuttavia ci sono diversi indizi che facciano pensare che una figura più o meno simile a quella narrata sia esistita realmente, seppur più rudimentale e senza tutti i particolari o aneddoti eroici attribuiti a Robin.
Ci sono documenti di vari tribunali del tempo che parlano di certi “Robin Hood il fuggitivo” (in una pergamena del 1225 nello Yorkshire), o “il conte Robin di Huntingdon” (1248).
Secondo la teoria di J. W. Walker, il personaggio si deve identificare in Robert Hood, nato a Wakefield (figlio di un guardaboschi di nome Adam Hood) che sposò tale Matilda e che, grazie alla sua opposizione al clero, venne identificato col patrono delle feste agricole pagane. Alcuni personaggi indubbiamente storici potrebbero esser ricollegati all’epopea di Robin Hood, e tra questi si citano: Sir Robert Fitz Ooth conte di Huntingdon (1160 – 1247), Robert de Kyme (1210 – 1285, condannato come fuorilegge ed in seguito amnistiato), Robert Hood (1290 – 1347), Robert Foliot (1110 – 1165), e un grassatore noto come “Robert Hod”, sulla cui testa venne posta una ragguardevole (all’epoca) taglia di 32 scellini e 6 pence nel 1226.
Altri Robert Hood (o Robert Hod) erano comunque viventi all’epoca. Il primo era tal Robert Hod di Cirencester, un servo che viveva nella tenuta di un abate nel Gloucestershire, il quale, dopo aver depredato una carovana, assassinando un dignitario in viaggio, fuggì nella brughiera assieme ai complici e fu bollato come “bandito” da parte di un ministro di re Giovanni, Gerard Athee. Esistevano inoltre altri quattro banditi omonimi nel 1256 ai tempi di re Enrico III, successore di Giovanni, tutti rapinatori di carovane e uno di essi addirittura esperto di furto con scasso in un’abbazia dello Yorkshire. Apparvero, inoltre, altri due Robert Hod che operavano all’epoca, il primo in qualità d’arciere nella guarnigione a presidio dell’isola di Wight, mentre il secondo venne imprigionato nel 1354 perché sorpreso a rapinare nelle tenute reali.
Secondo le analisi di David Baldwin, infine, c’è un fattore: rovinato dalla congiuntura economicae costretto a divenire un predone reo di azioni anche violente, tal Roger Godberg, le scorrerie della cui banda avvenivano nella contea di Nottinghamshire e nelle contee limitrofe, a carico ovviamente di personaggi facoltosi ed influenti.
Già nel 1377 si trovano sparse per l’Inghilterra varie ballate dedicate al personaggio, testimoniando il fatto che la storia sia già iniziata a circolare poco dopo la supposta vita di Robin Hood, ben prima del primo racconto completo dedicato all’eroe folkloristico (“le gesta di Robin Hood”, 1510).

Che sia stato un brigante, eroe semi-leggendario arricchito da tanti particolari, o un personaggio inventato di sana pianta, rimane comunque un simbolo di ribellione.
Un simbolo di ribellione impresso nella mente del Popolo, un simbolo di ribellione contro il sistema vigente che crea diseguaglianza e ingiustizia.
Che sia vissuto o meno a Nottingham è presente nella loro bandiera cittadina.
Che sia stato crudele o meno, rimane un simbolo ed un esempio di generosità; una storia da raccontare e ri-raccontare a tutti i cittadini, in particolar modo ai giovani.
Robin Hood è ancora utilizzato, almeno in occidente, come termine per raffigurare una individuo che ruba ai ricchi, violando quindi la legge, per donare ai poveri; rimane un simbolo utilizzato da moltissimi Socialisti, specialmente i libertari e gli anarchici in quanto anti-autoritari in toto.
Perché l’Umanità, il Popolo, ha sempre avuto bisogno di storie di eroi da tramandare di generazione in generazione; per spiegare sotto forma di racconti, semplici ed intrattenenti per tutti, i problemi che affliggono la società, per diffondere speranza in un mondo migliore.

Wish you were here, Julian

On September 2nd at 6:00 pm, the journalist John Pilger, alongside the famous songwriter and singer of Pink Floyd, Roger Waters, organized a concert to protest the arrest and treatment of Julian Assange, journalist and founder of wiki leaks. The concert was held at Marsham street in front of the home secretary’s office. Assange has been imprisoned in Belmarsh prison for almost half a year, his health is quickly deteriorating, and as Pilger reported “His psychological torture is unabated. He remains isolated in his small cell, mostly 23 hours a day, denied proper exercise. He has lost more weight. Although ‘approved,’ phone calls to his parents are still not possible.” The conditions in which Assange is been kept are not far from torture, he’s also be denied the possibility of keeping in touch with his lawyers. If Assange is extradited to the USA, he’ll surely face a sentence of up to 175 years in prison only because he was willing to expose the crimes committed by the USA government in foreign countries. The arrest and torture of Julian Assange is an attack on democracy and a wink at authoritarianism. What makes this scarier is that the arrest of Assange is just a way for the elite to silence the opposition and possibly prepare to spread more terror across countries. As decent human beings, we should not stand in silence while all of this happens, because I can guarantee you that our ancestors who fought for democracy and freedom would not be pleased.
“Troubled, leaning on Necker, descends the King to his chamber of council; shady mountains

In fear utter voices of thunder; the woods of France embosom the sound;

Clouds of wisdom prophetic reply, and roll over the palace roof heavy.

Forty men, each conversing with woes in the infinite shadows of his soul,

Like our ancient fathers in regions of twilight, walk, gathering round the King:

Again the loud voice of France cries to the morning; the morning prophesies to its clouds.”

“The French Revolution” by William Blake

Poverty, a curse on the land of Albion

Ringraziamo i nostri fratelli della neonata “Byron Society for Peace and Democracy” di Londra per questo articolo, che vi proponiamo in lingua inglese.

Being the capital city of a developed first world country, people tend to ignore or forget that those who are at the lower end of income distribution likely have a lower standard of living. A study conducted in 2016 by the Department of Work and Pensions shows that, after housing costs have been taken in consideration, the number of people living in relative poverty in the whole of the UK to be 21% of the population. This social problem has haunted the land of Albion for years; by the end of the 19th century, only 75 % of the population had enough money to buy food, clothes, rent and fuel. Millions of population lived in unhuman conditions such bands and badly built houses. Fortunately, those without waged employment were helped by the poor law administration, but these unfortunate people still lived in overcrowded area in which the spread of diseases was certain. In the 50s it was believed that poverty had been “abolished” in Britain. However between the 50s and 60s there was an insurgence in poverty yet again, between 4% and 12% of the population was estimated to be living under the Supplementary Benefits’ scale. This eternal existence of poverty led to a significant difference of health in the classes. Between 1964 and 1965 the rate of infant deaths was more than half if not much higher in the lowest classes than in the upper ones. Low pay was a the main cause of poverty, with a report of TUC (Trades Union Congress) in 68 finding that 5 million females and 2.5 million males earned less than 15£ per week. Between the 1960s and 1970s progress was made, with 3 million families living in poverty in Britain in 1977, compared with 5 million families living in poverty in 1961. But the level of poverty started to increase yet again between 1979 and 1985, the number of UK citizens living in poverty increased from 2,090,000 to 2,420,000. This high poverty level as been attributed to the low generosity of the welfare state, the British social security system follows the notion of market dominance and private provision. The government enters in action only to “moderate” extreme poverty and provide for basic needs. As of today the situation hasn’t gotten better, with the most recent study of the New Policy Institute conducted in 2017 showing the 27% of Londoners live in poverty (six percentage points higher than the rest of England) 58% of whom are in a working family.
I want to end this article with the last stanza of the poem “London” by William Blake:
“But most thro’ midnight streets I hear
How the youthful Harlots curse
Blasts the new-born Infants tear
And blights with plagues the Marriage hearse”

Il massacro di Peterloo

Era il 16 Agosto 1819 quando nel St. Peter’s Field, Manchester, decine di cavalieri dell’esercito regio si riversarono su di una pacifica folla, uccidendo con urti e sciabolate 11 persone e ferendone centinaia. Questo insensato e terribile massacro passò alla storia come “massacro di Peterloo”, nome ispirato alla località di Waterloo, teatro della famosa battaglia, a sottolineare come le istituzioni avessero trattato il popolo alla stregua degli allora nemici dell’Impero napoleonico.

La guerra, la carestia, la voglia di cambiamento

Il 20 novembre 1815 ebbe fine il lungo conflitto che vide contrapposte alla Francia la quasi totalità delle case regnanti europee. I vincitori si accordavano a Vienna la spartizione dell’Europa, e nel frattempo milioni di soldati tornavano a casa. L’esercito britannico aveva combattuto prima la Repubblica, poi l’Impero sul mare e sulla terra, lasciando sul campo 220.000 soldati. Altrettanti ragazzi tornarono a casa, chi mutilato nella carne chi nella mente. Destino comune a tutti era la disoccupazione, o al massimo qualche lavoro giornaliero, appena sufficiente al sostentamento di un’uomo adulto, unica forma di “gratitudine” concessa dal Re a chi aveva, volente o nolente, difeso i suoi privilegi col proprio corpo. L’improvvisa immissione di centinaia di migliaia di aspiranti lavoratori all’interno di un tessuto socio-economico già provato da anni di guerra ebbe l’effetto di inasprire i contrasti interni alla società inglese, polarizzando sempre di più la cittadinanza. In questo clima nacquero le prime associazioni di lavoratori, di donne, di reduci o di semplici cittadini che chiedevano a gran voce riforme sia politiche che sociali. Ispirati dalla Grande Rivoluzione, dal ricordo del movimento luddista, da un vago ideale socialista o semplicemente dalla rabbia in ogni città sorgevano comitati, leghe e associazioni aventi come fine un cambiamento radicale. All’epoca ci si riferì a questo variegato movimento coi nomi di “riformisti” o di “radicali”, a sottolineare -con disprezzo- le pretese sovversive di queste persone. Al suo interno vi si trovarono tanto i membri del popolo minuto quanto la media borghesia stretta fra il potere dei grandi latifondisti e i privilegi della classe aristocratica. Punto d’accordo era essenzialmente la necessità di una riforma elettorale che modificasse i collegi e basata sul suffragio universale maschile. Questo perché ai tempi la legge elettorale in vigore era rimasta immutata per secoli, ignorando le modificazioni al tessuto sociale apportate dalla rivoluzione industriale. Piccoli centri rurali eleggevano numerosi rappresentanti, mentre enormi città come Manchester dovevano accontentarsi di un solo portavoce, il quale era eletto da una risibile parte della popolazione essendo il suffragio basato sul censo.

Una scena del film “Peterloo” di Mike Leigh

Alla rivendicazione politica si univa quella sociale essendo i stati i salari ridotti ad un terzo rispetto al periodo bellico e i prezzi della merce incrementati enormemente a causa delle carestie. Il popolo inglese sentiva sulla sua pelle i segni del malgoverno aristocratico, desiderava conquistare qualcosa di di natura avrebbe dovuto essere suo, ma che a lui veniva sottratto: la sovranità. Si iniziarono a fabbricare spade, picche, a nascondere fucili, a tessere bandiere e ad allenarsi a marciare in ranghi. Il popolo voleva la rivolta, desiderava il potete. Galvanizzato dall’eco dei Giacobini francesi, sentiva il diritto ed il dovere di incarcerare la famiglia reale, se essa non avesse spontaneamente accettato tutte le rivendicazioni della cittadinanza.

Per il 16 agosto venne indetto un grande comizio a Manchester dall’Unione Patriottica, al quale avrebbero dovuto parlare sia oratori d’orientamento moderato che repubblicani democratici. A migliaia arrivarono dalla campagna circostante, fino a che il St. Peter’s Field fu stracolmo. Il comizio iniziò, la parola fu presa da Henry Hunt, famoso esponente del movimento radicale, il quale aveva proibito il porto di qualsiasi arma o oggetto atto ad offendere alla manifestazione, gesto imprudente che gli costerà molto. Improvvisamente si udirono nitriti di cavalli: era la guardia nazionale assieme ai dragoni che caricavano la folla riunitasi pacificamente e legalmente. I miliziani regi massacrarono la folla inerme, divertendosi a schiacciare sotto gli zoccoli dei cavalli donne e bambini. La manifestazione non era gradita alle istituzioni locali, ostili a quella che loro definivano “plebaglia” e desiderose di evitare qualsiasi sconvolgimento socio-politico. Diversi mandati d’arresto furono firmati, tutti i capi locali del movimento riformatore vennero arrestati, la folla dispersa nel sangue.

Si apriva per l’Inghilterra come per tutta Europa una stagione di conflitti sociali e politici molto intensi, conflitti rimasti latenti sino ai giorni nostri anche se evoluti e trasformati.

Giovine Italia supporta Assange!

Julian Assange è un prigioniero politico, colpito perché ha diffuso la verità celata dal regime ai popoli. Arrestato da traditori del popolo britannico grazie al servo Moreno, a lui va il nostro totale supporto e solidarietà. Il regime deve iniziare a capire che i popoli sono stanchi di subire, e che in tutto il mondo essi si stanno organizzando per riottenere la Libertà.

Lo striscione, attaccato questa notte, dalla sezione genovese