Gattopardismo all’umbra

Risultato prevedibile in Umbria, con la destra che ottiene percentuali bulgare sbaragliando sia un Partito Democratico diviso e masochista che un Movimento 5 Stelle soggetto a massicce diserzioni per l’accordo di governo. La coalizione di destra, identica contenutisticamente rispetto a quella della “sinistra” liberale, ha vinto principalmente per la dissimulazione: forza negativa nei confronti dell’assetto politico, vicina ai cittadini, contro i “poteri forti” e per la sovranità. Ovviamente si tratta di una maschera funzionale al consolidamento del proprio potere in un’ottica di restaurazione bipolare della politica italiana. Come per le elezioni del 4 marzo, possiamo individuare una grande fascia di cittadini in buona fede che ancora cerca, senza trovarlo, un reale cambiamento, che non può essere limitato a una vaga “sicurezza” o alla polemica sul ripieno dei tortellini. La creazione di un fronte popolare di lotta, slegato dal clientelismo elettorale e dai vari interessi, è l’unica strada per il cambiamento, che deve essere la drastica redenzione dei rapporti di forza economici e politici. Chiudiamo con una previsione: gli umbri presto si troveranno con la sanità in mano agli Angelucci, sponsor della destra liberale.

Il Movimento e i sindacati impedirono le barricate nel 2011-2013, la Lega le impedirà nel 2019, ma c’è un ma.


Oramai è chiaro a tutti il ruolo che ebbe il Movimento 5 Stelle e i sindacati istituzionali nel periodo che va dall’instaurazione del governo Monti sino a quel periodo di lotta che culminò in scioperi selvaggi e nello spontaneo movimento dei Forconi. Il loro ruolo fu quello di garantire uno sbocco controllato ed innocuo alla tensione che si era creata sin dall’inizio degli anni 2000, che rimaneva latente e che trovò nel “lacrime e sangue” la goccia che fece traboccare il vaso. Non è un caso che i primi anni del Movimento furono proprio caratterizzati da istanze radicali, dalla proposta di un referendum sull’euro ad un appoggio al ritiro delle nostre truppe dai vari fronti, arrivando addirittura a strizzare un occhio ai vari complottisti parlando di signoraggio e di scie chimiche. Il Movimento, tramite Grillo, ruggiva nelle piazza. L’intera Italia sembrava fremere di un odio generalizzato ed assoluto contro la “vecchia politica” e i parlamentari corrotti e disonesti, che sarebbero finiti in galera una volta che il Movimento si sarebbe insediato nei centri del potere. E poi, con le prime elezioni amministrative, tutto questo fermento subì una drastica riduzione. Oramai il terreno di scontro non era più la piazza, ma le aule dei consigli comunali o regionali, con le prime avanguardie in Parlamento. Il movimento moderò i termine, si iniziò a copiare una generica terminologia progressita pregna di “nuove tecnologie” e di “interesse per i giovani”, con il Futuro, quello con la f maiuscola, a sorvegliare il tutto dall’alto. Da qui il passo fu brevissimo nel chiedere l’inserimento nell’ Alde, ossia il gruppo europarlamentare più liberale e liberista che esista, il gruppo che in ogni modo spinge per la libera circolazione di capitali e di “capitale umano” per le privatizzazioni e per il primato del Mercato sulla politica. Il Movimento iniziava a gettare la sua maschera, tra mille cotraddizioni e la vaghezza ideali tipica di chi sta simulando. Molti, soprattutto nelle città da esso amministrate, iniziarono ad odiarlo. A queste persone si aggiunsero quelle per cui il Movimento era “troppo a sinistra”, ossia troppo debole sul tema immigrazione. La richiesta di regole dure e di un uomo forte capace di prendere il toro per le corna e ridare dignità al popolo italiano si condensò in Matteo Salvini, giovane leader della Lega che in pochi anni riuscì a scalzare i ben più esperti Bossi e Maroni. Salvini prese in mano un partito storicamente confinato al nord e ad essere la stampella elettorale del Cavaliere e lo trasformò in un partito a carattere nazionale, capace ad ergersi anima egemone del centrodestra. Una foto con i fasciati di Casapound, un richiamo ad un preteso “piano Kalergi” e la promessa di discutere i diktat europei, ma soprattutto di fermare “l’invasione” di immigrati, mischiati assime garantirono a Salvini un grande consenso elettorale, che se non gli permetteva di governare da solo lo inseriva a pieno titolo fra i big del momento. Il voto del 4 marzo disegnò un paese spaccato in tre blocchi: la Lega, lo zoccolo duro del Partito Democratico e il Movimento, il quale aveva raggiunto ben il 32,6%, arrivando ad essere primo partito. Dopo svariato tempo si arrivò all’accordo, e il Contratto di Governo fu firmato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i quali sarebbero stati vicepremier nel primo governo Conte. Quel voto fu indubbiamente un voto di protesta. Milioni di italiani scelsero quelli che a reti unificate venivano dipinti come pericolosi eversivi nemici dell’Unione Europea, dei Mercati, e di tutti quelli che vengono generalmente indicati come “poteri forti”. La gente non votò per Salvini e per Di Maio, ma votò per lo spettro del cambiamento in loro vagheggiato. Due decreti sicurezza e diverse boutade sulle ONG dopo, si arrivò ad una crisi di governo innescata dallo stesso Salvini, spaventato dall’approssimarsi della finanziaria e goloso di percentuali. Questo ci porta ai giorni di settembre, con la votazione su Rousseau che segna una totale vittoria dei grillini concordi all’accordo col PD, con manifestazione indette da tutto in centrodestra, e con una squadra di ministri giallo-rosa pronti a giurare. Salvini capitalizzarà assieme alla Meloni il dissenso nei confronti di un governo ultraeuropeista, e impedirà a questo dissenso di orientarsi verso la lotta sociale e democratica, contro Unione, euro e nato. La lotta del centrodestra sarà ancora una volta lotta generica e stupida all’immigrazione, rifiutando ogni analisi delle cause di questa. Sarà lotta alla tassazione progressiva. Sarà lotta all’unità nazionale im favore di una balcanizzazione tanto agognata da Bruxelles. Salvini e i suoi paggetti riusciranno a silenziare il popolo almeno per alcuni anni, e questo è indubbio, ma non è tutto perduto, anzi. Ovunque si sta consolidando o formando un fronte democratico rivoluzionario, nemico dell’Unione e della disparità economica, un fronte che per ora rimane nascosto, ma che un giorno esploderà come dinamite nelle piazze d’Italia e d’Europa. Quel 20% di cinquestelle delusi lo infoltiranno, uniti ai precari e ai disoccupati dimenticati da Salvini. Le azioni del futuro governo, per quanto l’Europa sia decisa ad essere gentile e riconoscente, lo renderanno apprezzabile anche a chi ora è illuso dai vari pifferai magici, ma soprattutto le enormi contraddizioni insite nel progetto unitario, contraddizioni di carattere geopolitico, sociale ed economico, saranno il catalizzatore del processo che porterà una Lega dei Popoli a sorgere contro l’Unione dei padroni.

Sul taglio dei parlamentari


In questi giorni si parla di taglio dei parlamentari, risparmio per gli italiani. Parliamone, facciamo chiarezza.
La questione va analizzata su 3 punti : anzitutto, 5S e Lega si dimostrano uguali a Renzi, il quale tentò di portare avanti il referendum costituzionale al fine di cambiare radicalmente il sistema bicamerale italiano.
Secondariamente, il taglio dei senatori rappresenta un gesto voltagabbana verso la costituzione del 1948. Il cosiddetto risparmio per gli italiani non è che un pretesto per snaturare, ancora una volta, l’ordinamento dello stato non rendendolo più snello(come dicono alcuni erroneamente) bensì per esautorare gli italiani del loro potere decisionale. È evidente (lo teorizzó la P2) che diminuendo il numero di parlamentari, sarà più difficile per gli italiani avere una voce sulle questioni vitale del paese.
Terzo punto, è necessario sconfessare chi crede (in modo vizioso o meno) che diminuendo i parlamentari venga meno il cosiddetto “ping pong” fra le camere. Assolutamente no ; servirebbe, piuttosto, un sistema alla tedesca. Un “senatino” che rappresenti i Länder (in questo caso le regioni) che NON voti la fiducia ed un’altra camera che si occupi delle questioni nazionali.
Si creerebbe un sistema bicamerale che verrebbe incontro alle priorità locali da una parte e, dall’altra, le priorità nazionali.

Chi esulta per la possibile caduta di Conte si prepari a piangere

Il fututo governo Salvini, che si otterrà molto probabilmente dopo una parentesi tecnica, non solo godrà di un supporto furbescamente ottenuto tramite opere di distrazione mediatica, ma anche degli strumenti fisici e giuridici per reprimere ogni possibile dissenso. Voi, che avete applaudito al decreto sicurezza perché pensavate che questo andasse a colpire spacciatori e ladri, ricordate che avete salutato con gioia lo stesso decreto che in forma di manganello si schianterà sulla testa vostra o dei vostri figli il giorno che deciderete di non poterne più di vivere da servi. Salvini non è sovranista, a lui della sovranità democratica del popolo italiano non importa assolutamente nulla. Lui punta ad un nord economicamente competitivo che si inserisca alla testa di un processo federalista europeista e profondamente antieuropeo, antipopolare ed antidemocratico. La tav, l’aliquota unica, lo stato di polizia non sono gli interessi dei milioni di italiani che ogni mattina si alzano per lavorare, non sono gli interessi di professori, contadini, disoccupati ed autonomi, ma sono espressione dell’interesse della grande borghesia, desiderosa di fagocitare i più deboli, di opprimerli e di ridurli a salariati. Saranno tempi bui quelli venturi, poiché all’anestetico a base di boutade sull’immigrazione si andrà a sommare una sempre maggiore forza della sovrastruttura europea, rappresentata in Italia da quella schiera liberal-conservatrice che si appresta ad instaurare il suo dominio. Gli italiani sono pronti a barattare la sovranità economica per il presepe nelle scuole?

Partito Unico Liberale: si alla Tav, si all’Euro

La votazione ieri conclusasi sulla TAV dimostra ancora una volta quanto le differenze qualitative tra i vari partiti siano oramai assolutamente inesistenti. Il Partito Democratio da subito ha basato l’opposizione al cosiddetto “Governo del Cambiamento” sul campo dei diritti civili e della retorica, caricando a testa bassa i suoi avversari armato, solamente, delle solite controproducenti accuse di razzismo, omofobia e fascismo. L’inutilità di questa linea d’azione è manifesta da anni, solamente un analfabeta politico può pensare che l’abbandono totale della questione sociale per adottare un preteso “antirazzismo” di matrice iper-borghese possa giovare elettoralmente parlando, e proprio per questo l’intera faccenda ha sempre avuto i contorni di un qualcosa a metà fra la farsa conclamata e il gioco delle parti. Complottismo? Alcuni potrebbero dire così, ma il voto congiunto sulla spinosa questione dell’alta velocità lascia ben pochi dubbi. La TAV non è un opera necessaria o utile al popolo, la TAV che, per inciso, non sarà mai completata, sarà l’ennesimo regalo all’alta borghesia esportatrice, classe sociale della quale gli interessi sono tutelati e mascherati come istanze di varia natura dai partiti liberisti PD e Lega. E il Movimento? La sua presa di posizione non va vista come espressione di volontà contestatrice, ma come patetico tentativo di salvare il salvabile dopo l’ignobile appoggio alla Von der Leyen, appoggio che, ricordiamo, era probabilmente stato assicurato anche da parte della Lega, la quale ha preferito far andare al suicidio il preteso alleato di governo.

Tria: “Per il 2020 deficit molto contenuto”

Ennesima calata di braghe da parte del Governo del Cambiamento, ennesima abdicazione di potere decisionale nei confronti dell’Unione. Le parole del ministro dell’economia Giovanni Tria non lasciano dubbi: anche nella prossima legge di bilancio si dovrà tener conto della riduzione sostanziale delle capacità economiche dello Stato, schiacciate da un lato dai criminali vincoli europei e dall’altro da folli interessi sui vari debiti contratti. Già un anno fa quello che si vorrebbe spacciare per “Governo del popolo” aveva manifestato la sua incapacità di imporsi e il suo collaborazionismo accettando un’imposta riduzione della spesa a defict, il che ha portato a sostanziosi tagli in diversi settori per garantire l’andare in porto delle varie riforme proposte, come il RDC. Salvini e i suoi sanno benissimo che i loro progetti per una pseudo aliquota unica e l’autonomia hanno un costo, un costo enorme. Quello che stanno accuratamente evitando di dire è chi dovrà farsi carico di questo costo. Se lo Stato, che vorrebbero minimo, non dispone delle capacità di incrementare la liquidità in suo possesso attraverso la spesa a deficit, e non prospettandosi all’orizzonte altre soluzioni, come una massiccia campagna di redditizi investimenti pubblici, il costo dei privilegi delle classi neo-aristocratiche dovrà essere sostenuto unicamente dai cittadini, che oltre a vedere le proprie tasse aumentare in funzione della diminuzione di queste per i super-ricchi, si troverebbero ad avere servizi inefficienti quando non direttamente consegnati nella mani di qualche privato avido di profitto.

L’attuale esecutivo manifesta ogni giorno di più la sua natura reazionaria e antipopolare. Nei mesi a venire ci sarà un’intensa campagna da parte delle due forze di maggioranza per attribuire all’alleato di facciata la responsabilità di tutto questo. Occorre non farsi ingannare, la loro lotta è una lotta fra interessi di gruppi di potere opposti, nessuno dei quali rappresenta o tutela il popolo italiano. Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle sono forze di sistema, forze liberiste ed europeiste, bugiardi di professione, quinte colonne nel cuore dello Stato. Di questo vanno accusati e per questo vanno combattuti.