FERMARE LA CORSA VERSO LA GUERRA

Fermare la corsa verso la guerra! Per un’Italia neutrale, rispettosa della Costituzione e della sovranità dei popoli!In un Medio Oriente già dilaniato da conflitti sanguinosi, il gravissimo attentato terroristico con cui la Casa Bianca ha ucciso uno dei più importanti esponenti della Repubblica Islamica dell’Iran rischia di precipitare la regione in una guerra totale che potrebbe avere una dimensione mondiale e, come minimo, travolgere il Mediterraneo, quindi il nostro Paese che ne è al centro. La Libia è un tassello di un conflitto che è già alle nostre porte e rischia di diventare devastante. Molteplici sono le cause storiche che hanno fatto del Medio Oriente la polveriera del mondo ma prima fra tutte è la politica vessatoria e ingiusta dell’imperialismo occidentale, Stati Uniti in testa i quali, proseguendo la tradizione colonialistica, hanno sempre tentato di tenere i popoli in stato di soggezione per poi aggredirli ogni qual volta essi lottavano per difendere indipendenza e sovranità. Di contro USA e paesi NATO continuano a sostenere Israele nonostante svariate risoluzioni dell’ONU abbiano condannato questo Stato per la sua sistematica violazione dei diritti del popolo palestinese. Lunga è la strada per fare del Medio Oriente una regione di pace, di democrazia, di rispetto dei diritti umani, e di cooperazione tra le diverse nazioni che ne fanno parte. Ma il primo passo dev’essere il ritiro di tutte le truppe d’occupazione, la chiusura di tutte le basi militari americane e della NATO, a cominciare da quelle disseminate in Iraq, in Siria, in Turchia, nel Golfo Persico e in Afghanistan. L’Italia è parte in causa visto che dopo quello americano è il secondo esercito per numero di soldati schierati sul quel grande teatro. I governi italiani, ingannando i cittadini, hanno giustificato questa intrusione dicendo che si tratta di “truppe di pace”. E’ falso! Armate di tutto punto esse partecipano alla guerra e stanno lì per dare manforte alla politica aggressiva degli Stati Uniti, ciò è stato fatto contro gli interessi nazionali ed in violazione della nostra Costituzione. Il Governo Conte bis, sulla falsa riga di quelli che l’hanno preceduto, nonostante il gravissimo atto di guerra della Casa Bianca (che non ha condannato!), conferma la linea di obbedienza servile verso gli Stati Uniti d’America. Il “sovranista” Salvini ha fatto anche peggio, giungendo a inneggiare all’atto proditorio di Trump. Di contro ai due blocchi sistemici di centro-sinistra e centro-destra, occorre costruire un grande movimento popolare che rivendichi:

– il rifiuto della guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali

– il ritiro di tutte le missioni militari all’estero,

– la fine alle aggressive e autolesionistiche sanzioni contro l’Iran e la Russia,

– la chiusura delle basi militari USA nel nostro Paese,

– l’uscita dell’Italia dalla NATO.Il tutto nella prospettiva di fare dell’Italia un paese neutrale, che per storia e collocazione geopolitica deve mettersi alla testa di un grande fronte internazionale per la pace e per la solidarietà tra i popoli.

Coordinamento nazionale Liberiamo l’Italia

Il 2020 iniziato all’insegna dell’imperialismo

Da nemmeno una settimana è iniziato il nuovo anno e già sono diverse le situazioni potenzialmente disastrose che si sono venute a creare: dalla Libia al Medioriente si susseguono notizie preoccupanti, con un oramai certo dispiegamento di truppe turche a sostegno di Serraj e con un atto che definire terrorismo internazionale è poco, ossia l’assassinio del generale Soleimani, comandante delle milizie al-Quds, uno dei principali responsabili del tracollo dello Stato Islamico nella regione, avvenuto con la solita infame modalità del raid aereo a Baghdad. Non solo: pare sempre più reale, nonostante le mistificazioni del ministero, l’arrivo ad Aviano di altre 50 testate atomiche, che andrebbero a sommarsi alle decine già presenti in loco.
In tutto il mondo i potenti giocano alla guerra, muovendo le loro pedine e distribuendo armi come se si parlasse di un gioco da tavolo e non della vita di milioni di persone. Le reazioni delle Lega Araba all’inserimento militare turco lascia aperta la porta all’escalation militare, per giunta in una zona già ad alta tensione a causa di Israele e dello scontro in seno all’Iraq. Occorre opporsi ad ogni progetto imperialista per difendere le nostre case, le nostre vite ed il nostro futuro

Con l’Europa contro l’Unione

Abbiamo salutato il risultato delle ultime elezioni britanniche con gioia. L’abbiamo fatto non tanto per la vittoria di Boris Johnson, del quale non siamo assolutamente dei fan, o per la scofitta di Corbyn, che per quanto portatore di un programma assolutamente condivisibile fece il fatale errore di fingere di non vedere le elezioni per quello che erano: un seconddo referendum sulla Brexit. L’abbiamo fatto perché il risultato di quelle elezioni è stato un durissimo colpo all’Unione Europea. Ma qual’è la differenza fra noi e Boris Johnson?

Noi nell’Europa ci crediamo. E qua molti si scandalizzeranno: da anni tutte le parti in campo hanno giovato dal propagandare una lotta basata sulla dicotomia fra isolazionisti ed europeisti, fomentatori dell’immigrazione contro apologeti dei confini chiusi. Non è così. La loro lotta, interna al sistema, è finalizzata alla riconfigurazione degli equilibri di potere in seno al capitalismo. La nostra lotta, portata avanti contro quel sistema, è volta alla restituzione della libertà e dell’indipendenza ai popoli e alle singole persone. Proprio perché crediamo che possa esistere amicizia e collaborazione fra i popoli, proprio perché pensiamo che la nazione sia un mezzo per arrivare ad uno scopo, che è l’Umanità, proprio perché lottiamo per la giuatizia sociale e l’uguaglianza che siamo opposti, che siamo in guerra a quella malsana struttura padronale nota come Unione Europea.

L’Europa di cui ci sentiamo parte non è un aggregato etnico, o l’estensione di un potere finanziario, ma è la comunità dei popoli, dei lavoratori, che ogni giorno vivono e lottano sul Continente, lottano per essere liberi e per sottrarsi dal giogo del mercato e della competizione. La nostra Europa è opposta alla loro, nello stesso modo nel cui erano opposte la Giovine Europa di Mazzini alla Santa Alleanza. La nostra Europa è l’Europa socialista, che è la negazione dell’Europa neo-liberista dell’Unione Europea.

Contro l’Unione quindi, contro lo sciovinismo isolazionista e contro la sua imitazione continentale, per un internazionalismo che significhi collaborazione e associazione progressiva, contro le derive autoritarie e dispotiche dei Mercati, per un’Italia libera in un mondo egualmente libero, indirizzato alla pace e al progresso, per la democrazia, il potere popolare, contro il capitalismo, arbitrio dei ricchi.

19 ottobre: ipocrisia e manipolazione

Domani, 19 ottobre, migliaia di italiani si riverseranno a Roma convinti di manifestare a favore dei loro diritti, della loro dignità, magari anche contro pretese “invasioni” o per il futuro e la sicurezza delle loro famiglie. Questi italiani, vinti dalla propaganda del peggiore demagogo dei nostri giorni, non sono, in molti casi, da colpevolizzare. Essi sono vittime, vittime di una manipolazione di massa senza precedenti: da Bannon ai grandi gruppi sanitari privati tutti hanno riversato milionj nelle casse della Lega, vero e proprio strumento di controllo e repressione. Salvini si è ed è stato propagandato come amico del popolo, come tribuno della plebe…inutile dire quanto sia falsa ed ipocrita questa retorica. Se tu non hai una grande fabbrica, magari in procinto di essere delocalizzata, Salvini NON è tuo amico. Se tu sei povero Salvini NON è tuo amico. Se tu pensi che fra gli uomini debbano esistere dei legami di solidarietà Salvini NON è tuo amico. Se tu sostieni la necessità di lavori a tempo indeterminato, sicuri, senza vincoli di sottomissione padronale, Salvini NON è tuo amico. Se tu vuoi difendere la sovranità democratica della nazione dai vari cartelli di potenti come la Nato e l’Ue, Salvini NON è tuo amico. Poco importano felpe e pranzi a base di piatti tipici, quello che conta è la sostanza, ossia i supi progetti e le ppere da lui concluse. Per colpa di Salvini manifestare è ora pericoloso, e sempre per le sue mancanze gli assassini di centinaia persone, i Benetton, sono ancora liberi di arricchirsi in Italia, dove si sono sporcati le mani del sangue di 43 esseri umani. Salvini è estimatore della Nato, associazione a delinquere colpevole di inenarrabili crimini di guerra. Salvini pensa che “l’euro sua irreversibile” e che comunque l’uscita dalla moneta unica “non sia obbiettivo della lega”, di fatto appoggiando la spoliazione neo-coloniale dell’economia italiana. Salvini è un nemico per tutti noi, ma molti italiani non riescono ancora a vederlo. Si ricrederanno.

Libia: a 50 anni dalla Rivoluzione

Mu’ammar Gheddafi in divisa da ufficiale

Il primo settembre 1969 un pugno di giovani ufficiali guidati da Mu’ammar Gheddafi spodestavano il fantoccio monarca Idris I e suo figlio Hasan. L’obbiettivo dei rivoluzionari era chiaro: instaurare un sistema socio-politico che avrebbe garantito il potere alle masse, che le avrebbe messe in grado di autodeterminarsi e di difendersi. Questo sistema democratico trovò completezza nella Giamahiria, ossia nella Repubblica popolare del popolo libico. Questa costruzione politica, ignorata e tacciata di dispotismo da parte dei prezzolati giornalisti occidentali, si basava sull’autogestione delle singole comunità, sulla democrazia diretta e sull’abolizione di ogni forma di sfruttamento. Fondamento della Repubblica popolare era la morale islamica, che unita al socialismo dava le basi ideali del progetto politico di Gheddafi. Oggi questa Repubblica è stata distrutta, assassinata dagli autocrati atlantici per puri interessi geopolitici, ma la sua anima vive ancora nelle migliaia di guerrieri della Resistenza Verde, che tutt’ora combattono per una Libia libera e democratica.

Militi della Resistenza Verde

La Guerra Civile

Qualche tempo fa abbiamo sentito parlare i nostri telegiornali di un assalto in corso da parte del generale Khalifa Haftar, parte di una campagna nota come “Operazione Dignità”.
In poco tempo tutto è caduto nell’oblio.

Il 20 Ottobre 2011 cadde ufficialmente la Gran Jamahiriya Araba Libica Popolare Socialista, la Repubblica delle Masse costruita da Gheddafi e sostenuta dal popolo tramite congressi e comitati popolari, base della democrazia diretta di quella che una volta era la Libia.

Le cause della rivolta libica, parte della Primavera Araba, sono riconducibili a ingerenze esterne come dimostrano varie lettere della Clinton rese pubbliche da WikiLeaks.
Le intenzioni del governo degli Stati Uniti erano chiare: la Libia popolare stava prosperando e gli alleati francesi volevano consolidare la loro potenza militare ed economica in Africa e in Europa (contrastando gli interessi dell’Italia in nome della competitività), una triste coincidenza che permise al presidente Obama di cominciare ad addestrare, finanziare e consegnare armi ai ribelli islamisti presenti in Libia, molti dei quali affiliati ad Al-Qaeda. Cominciò così una reazione a catena che portò a numerose infiltrazioni da parte dell’intelligence statunitense che si occupava di boicottare il sistema libico e fomentare le rivolte. (Tutta la spiegazione con link di tutte le lettere comprese a questo link: https://www.byoblu.com/2016/01/09/ecco-perche-hanno-ammazzato-gheddafi-le-email-usa-che-non-vi-dicono/
mentre se volete leggere personalmente le lettere della Clinton seguite questo link: https://wikileaks.org/clinton-emails/?q=libya+%7C+lybia+%7C+gaddafi+%7C+gadhafi+%7C+gadafi+%7C+qaddafi+%7C+qadhafi+%7C+qadafi+%7C+kaddafi+%7C+kadhafi+%7C+kadafi+%7C+qaddafy+%7C+kaddafy+%7C+gaddafy&mfrom=&mto=&title=&notitle=&date_from=&date_to=&nofrom=&noto=&count=50&sort=0&page=5&)

Haftar (destra) e Sarraj durante una conferenza di pace
Saif al-Islam

I protagonisti della guerra in Libia sono essenzialmente tre:
Il più importante è senza dubbio Khalifa Haftar. Ex-generale di Gheddafi, sfiduciato durante la guerra del Ciad è fuggito negli Stati Uniti dove è finito sul libro paga della CIA, infatti fu anche lui uno dei tanti capi ribelli mandati in Libia per destabilizzare il governo del popolo. È lui che gestisce oggi la maggior parte del territorio libico e che tiene sotto costante assalto Tripoli.
Un altro importante personaggio è il presidente (riconosciuto dall’ONU) Fayez al-Serraj. Architetto che durante la Jamahiriya svolgeva vari incarichi secondari, in seguito al rovesciamento del regime popolare ha condotto i dialoghi di pace e nel 2015, in seguito ad alcuni negoziati, è diventato presidente riconosciuto internazionalmente, tuttavia il suo governo è soppravvissuto solo grazie alle milizie islamiste di Misurata (che hanno svolto un ruolo cruciale nell’omicidio di Gheddafi).
Saif al-Islam è forse il più misterioso tra i protagonisti di questa guerra. Secondogenito di Mu’ammar Gheddafi, è stato più volte definito il figlio più politico della Guida della Rivoluzione e infatti sarebbe stato il suo erede. Scampato per poco alla morte è stato assolto da Haftar e ora vive in un luogo segreto, probabilmente in Cirenaica. Saif gestisce la principale “Resistenza Verde” grazie al partito politico-militare creato nel 2016 e chiamato Fronte Popolare per la Liberazione della Libia, che si presenterà alle elezioni di quest’anno.

In seguito al rovesciamento di Gheddafi la tensione in Libia non si allievò, ma la vera scintilla arrivò nel 2014 quando Haftar ha proclamato alla televisione libica l’inizio dell’Operazione dignità.
In circa un anno Haftar è riuscito a conquistare tutta la Cirenaica e la maggior parte del Fezzan.
Dopo alcuni trattati di pace falliti è iniziato nel 2015 l’assalto alla Tripolitania che tuttavia rimase sempre una guerra di posizione. Nel frattempo, a Bengasi si combatteva una feroce guerra urbana con cui Haftar è riuscito a liberare quasi completamente la Cirenaica dal controllo dei Mujahideen, finchè non si aggiunse un altro problema, molto conosciuto nell’ambito mediorientale: l’ISIS

Alla fine del 2015 lo Stato Islamico aveva conquistato tutta tutta la zona della città di Sirte ma la sua azione era principalmente spinta verso est, nelle zone controllate dalle “guardie del petrolio” (una milizia nata tra la Cirenaica e il Fezzan del Nord che rimase alleata, fino al 2015, del Generale Haftar e che aveva lo scopo di proteggere i pozzi petroliferi presenti sulla zona), tuttavia fu respinto dall’Esercito Nazionala Libico di Haftar a est e dall’Esercito Libico di Sarraj a ovest.
Nel 2016 (anno di massima forza dell’ISIS), lo Stato Islamico ha iniziato ad espandersi, ed è arrivato a controllare oltre a Sirte tutta la costa Nord dal confine con la Cirenaica fino ad arrivare a pochi chilometri da Misurata, tenendo ben salde le sue posizioni. La guerra era ora combattuta su quattro fronti principali: contro l’ISIS, contro Haftar, contro Sarraj e Misurata e contro le milizie di Tuareg, che controllavano tutta la parte ovest e nord del Fezzan.
L’ISIS fu sbaragliato in pochi mesi e in circa 60 giorni Sirte è stata praticamente liberata dal suo dominio.
Nei primi due mesi del 2017 la guerra sembrava essersi fermata, mentre nel mese di Marzo Haftar si riorganizza e ricomincia l’assalto alla tripolitania di Sarraj e al Fezzan delle Milizie di Tuareg e a Dicembre aveva già conquistato buona parte di quest’ultimo e raggiungendo in poco tempo Tripoli e cominciando una guerra di posizione a pochi chilometri dalla zona Sud di Tripoli.
Il 2018 fu un anno relativamente tranquillo per la Libia. Haftar, nei mesi centrali, assalta Derna, l’ultima città della Cirenaica rimasta sotto il controllo dei Mujhaideen, diventati ora Derna Protection Force. Nel frettempo l’ISIS prova un ultimo assalto disperato nella zona sud di Sirte, ma viene quasi subito respinto nei primi mesi del 2019.
A Gennaio di quest’anno le milizie del sud della Libia (le Toubou Militias), prima alleate, dichiararono guerra ad Haftar, il quale in circa un mese invase quasi tutto il loro territorio, che tuttavia rimase sotto il loro controllo.

Il 6 Giugno 2019 il Popular Front for the Liberation of Libya di Saif al Islam Gheddafi annuncia alla televisione libica che il suo partito politico-militare partecipa all’offensiva di Tripoli al fianco dell’Esercito Nazionale Libico.
Tra gli ultimi assalti segnalati nel 2019 il principale è quello a Ghariyan, dove Haftar si è quasi aggiudicato una forte posizione strategica a Sud di Tripoli e particolarmente vicina all’aeroporto, tutt’ora sotto attacco.
Oltre agli attacchi delle forze di terra Haftar continua a bombardare Tripoli per indebolire le forze di Sarraj e di Misurata in attesa di poter rifornire le truppe e avanzare ancora.

Fondazione del Popular Front for the Liberation of Libya: https://web.archive.org/web/20170312132101/https://libya360.wordpress.com/2017/01/09/founding-declaration-of-the-popular-front-for-the-liberation-of-libya/

Un’Unione che di unito non ha nulla

Il progetto dell’Unione Europea non c’entra nulla con l’integrazione e l’associazione delle varie nazioni europee, anzi si fonda su tutto il contrario. Sin dai primissimi tempi furono le grandi borghesie esportatrici a sostenere la necessità, l’inevitabilità e l’utilità di tale percorso, non certo in nome di un “bene comune” da loro disconosciuto, quanto per un mero tornaconto corporativo. L’Unione Europea si fonda sulla competitività e sul libero scambio, il che significa sulla concorrenza, ma da quando la concorrenza genera unione e solidarietà? La concorrenza altro non è che guerra economica, segue la logica del “mors tua vita mea”, non è interessata a battere qualsiasi altro sentiero che non sia quello dello scontro. Questo è ben evidente con i continui attriti fra la Mitteleuropa e i paesi del sud mediterraneo, fra Francia ed Italia, fra Germania e Polonia, senza contare quelli provocati assieme alla Nato, come quelli fra Russia ed Occidente, le destabilizzazioni in Medio Oriente e in Africa e lo sfruttamento neocoloniale.

Lungi da essere un avvicinamento alla fratellanza universale dei popoli, l’Ue rappresenta il più grande attacco alla democrazia, alla pace e alla convivenza della storia, ben peggiore, perché più subdolo, della Santa Alleanza o del Terzo Reich. Essa va identificata per quello che è, ovvero l’espressione delle volontà geopolitiche ed economiche dei grandi esportatori del continente, costruita col sangue e con la fatica delle masse diseredate tanto allogene quanto indigene d’Europa. E’ un ente contraddittorio perché fonda l’unione sulla guerra di tutti contro tutti, fonda la pace sulle politiche di potenza, fonda il progresso sulla concentrazione di risorse in pochissime mani. E’ un regime totalitario, un assalto alla democrazia e alla sovranità dei popoli, e va abbattuto.

L’Europa tra due fuochi. Russia e USA si ritirano dal trattato sulle armi nucleari.

In questi giorni gli Stati Uniti hanno annunciato che si stanno formalmente ritirando dal trattato di controllo degli armamenti con la Russia, sostenendo che mina i suoi interessi nazionali. Hanno dichiarato che in circa sei mesi avrebbero completamente sospeso la propria partecipazione al trattato sulle armi nucleari a raggio intermedio (INF) accusando la Russia di sviluppare missili che violano l’accordo e lanciando quindi un ultimatum a Mosca, ovvero la distruzione verificabile dei missili che violano l’accordo e le attrezzature a loro associate. In risposta, la Russia ha negato le accuse statunitensi accusando a loro volta gli Stati Uniti di violare l’accordo e che quindi anche loro vogliono uscire dall’INF.

John Bolton, noto guerrafondaio statunitense nonchè “iniziatore” della guerra al tratto INF (che garantiva fino ad oggi la sicurezza dell’Europa e del mondo dalle armi nucleari), afferma che il trattato limita la loro capacità di rafforzare il proprio potenziale, mentre la minaccia di questo tipo di armi sta arrivando anche dalla Cina e dall’Iran. Quindi, le accuse alla Russia (per quanto possano essere verificate) sono una copertura per la vera motivazione, ovvero il timore degli USA di non essere all’altezza di competere con le potenze militari emergenti e quindi di perdere il loro monopolio sul mondo che, dalla caduta dell’Unione Sovietica, era praticamente nelle loro mani.

Ora che Washington è fuori dal trattato, Trump intende sviluppare nuove armi e venderle agli alleati. Per costringere gli “alleati” europei a comprare le armi non basterà più la solita retorica anti-Russia-Iran-Cina, quindi entrerà in gioco la solita manipolazione mista a minacce classica degli Stati Uniti.

In entrambi i casi, sia Stati Uniti che Russia hanno sviluppato e continuano a sviluppare missili a corto e medio raggio in un modo o nell’altro. Entrambe le nazioni sono in grado di continuare a sviluppare missili e di metterli in servizio. Pertanto, il ritiro irrevocabile del trattato INF potrebbe scatenare una nuova corsa agli armamenti simile a quella degli anni ’80.

Inoltre, con il rilascio delle due parti dal trattato bilaterale, lo START-3 (trattato strategico sulla riduzione delle armi) perde di valore e, di conseguenza, l’intero sistema di “disarmo” inizia a crollare.

Dopo più di trent’anni il rischio dell’annientamento nucleare è tornato ad essere una minaccia per il mondo e in particolare per l’Europa…

Start Up a War: Psicologia di un conflitto

Una guerra dimenticata che da anni dilania un paese, migliaia di morti, in grandissima parte civili, continue violazioni di accordi e dei diritti umani, popolazioni costrette a convivere col potere, oramai istituzionalizzato, di bande di neonazisti: questo è lo scenario ripreso e commentato da Sara Reginella, psicologa e regista, nel 2016, ma che da tale data non ha subito notevoli modificazioni. Le storie di tutti i giorni si intersecano con i motivi ideali di chi ha scelto di combattere una guerra non contro l’Ucraina,ma, come molti tendono a precisare, contro il regime uscito da “Euromaidan” ed i suoi sponsor imperialisti.

Prodotti di questo tipo sono importantissimi vista la infima e mono-direzionale copertura mediatica, quasi come se le uccisioni commissionate con i soldi della Nato e dell’Unione Europea non fossero realmente tali, come se la sistematica repressione politica, spesso degenerata in violenza omicida, come nel caso del Rogo di Odessa, fosse un piccolo prezzo da pagare per una “normalizzazione” del paese in senso liberale e liberista, necessaria per l’ingresso nell’alveo delle autoproclamatesi “democrazie occidentali”. Nonostante il singolo cittadino italiano possa fare poco per aiutare concretamente le popolazioni aggredite delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lungansk, già la visione e la diffusione di questo ribelle e sabotato documentario costituiscono un importante attacco ai tentativi d’oscuramento attuati dal regime. Per questo Giovine Italia invita tutti i suoi amici e simpatizzanti a partecipare alle proiezioni di “Start up a War: psicologia di un conflitto”, come già fatto più volte dall’associazione.

L’Unione prepara la guerra

“L’Unione ha garantito ai paesi membri quasi un secolo di pace”: nonostante ciò sia falso, nei prossimi anni questa affermazione rischia di venire smentita nei fatti in maniera evidente.

La Guerra che vogliono scatenare

I contrapposti interessi degli esponenti delle classi padronali non possono che degenerare in guerre, prima economiche o per procura e in seguito fisiche e dirette. L’Ue è lo strumento con il quale da anni i possidenti europei si preparano al confronto con Cina e Russia. Ricordiamo le parole di Silvio Berlusconi, colui il quale si definì “il più europeista degli italiani”:


“Per contrastare la Cina è necessario riunificare l’occidente. E lo deve fare l’Europa ritornando ad avere gli Stati Uniti insieme a noi. “

Un’occidente federato, a guida statunitense, contrapposto ad un blocco asiatico. Questo è il sogno neo-orwelliano delle classi dirigenti europee. Poco importa che il prezzo del loro profitto sarà il sangue nostro e dei nostri figli, la distruzione atomica delle nostre città o chissà cos’altro.

D’altronde, quella tenuta dal Cavaliere è la stessa linea del partito collaborazionista per eccellenza, +Europa, che nel settantesimo anniversario della costituzione del Patto Atlantico salutava in esso i “difensori della libertà e della democrazia”. Quale “democrazia” avrebbe difeso la Nato, appoggiando ovunque regimi autoritari per reprimere i popoli? Quale sarebbe questa supposta libertà di cui godremmo se non quella del consumo sfrenato?

I liberisti vogliono la guerra. Gli stessi che chiedono la chiusura degli ospedali, che impongono la dissoluzione dello stato sociale e della comunità in nome del profitto un domani saranno solerti nell’inviare i giovani europei davanti alla mitragliatrice russa o cinese, tutto in nome di quella libertà che da decenni ci viene sottratta, di quella democrazia che viene puntualmente irrisa e negata.

In quest’ottica sono da analizzare le ostilità ad accordi commerciali con le potenze asiatiche e la sudditanza al regime d’oltreoceano, il panico mediatico per i “troll russi” e le numerose altre idiozie propagandistiche atte a fomentare l’ennesima guerra per regolare i conti fra oligarchie capitaliste. Quelli che oggi sventolano la bandiera della pace unita allo straccio blu, da i giovani vecchi di Vox al Comitato Ventotene, saranno pronti un domani a trasformarsi nei peggiori interventisti.

Quello che puntano a creare è un regime totalitario, d’altronde questo è quello che si evince dalle loro parole d’ordine e dalle loro dichiarazioni: “Stati Uniti d’Europa”, “flessibilità”, “competitività”. L’uomo-macchina, totalmente spoliticizzato ed immensamente sottomesso, questo è il loro modello.

Il nuovo Ancien Regime

Sempre di più si delinea sul nostro Continente il revival di quello strumento d’oppressione rappresentato da quella che fu la “società tradizionale”. Nuovi aristocratici, forti dei loro privilegi economici, tentano di riportare alla luce il dominio coloniale delle elites europee sul mondo. Questo è il loro disegno, appoggiato in diverse salse da ogni partito istituzionale. Quello che cambia tra i conservatori ed i progressisti non è altro che la forma, ma la sostanza rimane invariata.

La restaurazione del Sacro Romano Impero sarà presto realtà se i popoli europei non insorgono in nome dei principi dell’eguaglianza e della democrazia. Giù i futuri vassalli, dalla Pania alla Catalogna si contendono i propri territori, nella totale noncuranza dei cittadini anestetizzati dal consumismo quanto dalla politica ridotta a farsa estetica. E mentre noi parliamo armi vengono prodotte e vendute, nuove bombe in grado di spazzare via intere città vengono dispiegate sul nostro suolo, il welfare attaccato in nome di maggiori contributi all’Alleanza Atlantica.

La pace sarà possibile solamente quando saranno venute meno le inclinazioni imperialiste e rapaci del padronato europeo, ossia quando un regime radicalmente democratico ed ostile ad ogni compromesso avrà abbattuto le gerarchiche strutture capitalistiche.

Per i padroni non siamo che agnelli sacrificali sull’altare del profitto, mostriamo a questi feticisti che sappiamo essere Uomini, e non vittime.