Rivoluzione come progresso integrale

Libertà ed uguaglianza, obbiettivi imprescindibili e fondamentali, sono in ultima analisi dei mezzi per un più grande miglioramento dell’Uomo dal punto di vista morale ed interiore. A questo serve il Progresso: più che a riempire le pance a riempire cuori e menti. Se la rivoluzione avesse come obbiettivo la pura felicità materiale allora che senso avrebbe nei confronti di noi occidentali, che nella maggior parte dei casi certo non deficitiamo di beni e servizi? No, la Rivoluzione è un qualcosa di ben più ampio e profondo di un miglioramento economico, è un miglioramento dell’uomo tanto come singolo quanto come Umanità collettiva.
“Non si persegue il progresso per costruire belle fabbriche ma per fare belle persone”, scriveva Ernesto Guevara mezzo secolo fa, come eco rispetto a rivoluzionari più lontani. Già Giuseppe Mazzini un secolo prima scriveva nel Dei doveri dell’uomo “Dovete dunque cercare, e otterrete questo come mutamento; ma dovete cercarlo come mezzo, non fine: cercarlo per senso di dovere, non unicamente di diritto: cercarlo per farvi migliori, non unicamente per farvi materialmente felici.”. La rivoluzione non può essere semplicemente un riempire le pance, non può mirare unicamente a fare materialmente contenti gli uomini, ma deve usare un miglioramento materiale come trampolino di lancio per un progresso integrale: solo così sarà vera rivoluzione

Rivoluzione, reazione ed Avanguardia

Un messaggio che non si adatta al tempo corrente è destinato a morire. Poco importa se sarà riscoperto da un’altra generazione: anni si sono persi per l’incapacità di quelli che avrebbero dovuto esserne gli apostoli. Occorre riflettere sulla situazione contingente per comprendere e definire quali siano le classi, quali i gruppi di individui che oggi, in una società pienamente globalizzata dove il capitalismo regna incontrastato, in grado di portare avanti istanze rivoluzionarie.

Quali istanze sono rivoluzionarie?

Prima di tutto occorre definire cosa si intende realmente per “istanze rivoluzionarie” vista la continua inflazione di questo aggettivo ad opera di forze tutt’altro che ribelli, anzi fondamentalmente prone al sistema. Rivoluzione significa radicale cambiamento dei paradigmi sociali, economici e morali. Significa chiudere le porte della Storia dietro di sé per andare verso il futuro, spesso anticipando, seppur per un breve periodo, interi secoli. Rivoluzione significa capovolgimento, sottrarre il potere a i gruppi che ne erano i detentori per darlo al suo unico legittimo proprietario, il popolo nella sua interezza. Sono rivoluzionarie le istanze che a ciò mirano, sono invece reazionarie quelle che procedono nella direzione opposta. Spesso istanze del primo tipo convivono nello stesso soggetto con alcune del secondo. Ciò è dovuto non solo a semplificazione e ad interpretazioni errate della situazione globale, ma anche la parzialità dell’osservazione, che porta a propagandare come rivoluzionaria un’istanza che invece, guardando la situazione generale, si configura pienamente come reazionaria. Si può fare un esempio di questo parlando di quanti attaccando il mondo fondamentalmente egoista e narcisista del capitalismo gli contrappongono un ritorno ad una società fondata su valori sì comunitari ma anche religiosi. Costoro non si accorgono che pur essendo la fede esercitata adogmaticamente e in maniera aperta una valida barriera morale, la restaurazione di dogmi fortunatamente ora obsoleti non sarebbe la negazione del sistema, quanto un mutamento interno ad esso, un’involuzione temporale.

Chi sono i portatori di queste?

Chiunque può farsi portatore di istanze rivoluzionarie, a prescindere dalla propria situazione personale e dal contesto nel quale agisce. La vera Rivoluzione non è portata solo dalla volontà di migliorare una brutale situazione materiale, ma dal voler piegare l’essere al dover-essere, dal voler liberare il mondo dalle catene dell’ingiustizia fisica ed ideale e consacrarlo ad una maggiore idea di Giustizia. La rivoluzione deve essere tanto economica quanto morale quanto sociale. Se una sola di queste tre componenti manca si sarà ottenuto, presto o tardi, unicamente un misero cambio della guardia, risultato indegno dei sacrifici a cui sono stati sottoposti i generosi che si sono cimentati in un tentativo rivoluzionario.

Fra quelli che si fanno portatori di istanze rivoluzionarie si possono distinguere essenzialmente due gruppi: coloro che sentono sulla propria pelle la necessità di un cambiamento radicale e coloro che la intuiscono senza una necessità diretta.

Il primo gruppo è composto dalla massa internazionale dei lavoratori stipendiati ed indipendenti che ogni giorno sono battuti ed umiliati dal mercato e dalle sue esigenze, le cui aziende vengono delocalizzate, i cui settori vengono distrutti dalla competizione spietata, la cui vita si regge esclusivamente sul lavoro, avendo dovuto questi abdicare al demone della produttività la loro vera essenza umana, i loro rapporti, i loro sentimenti e le loro relazioni sociali. A questi vanno aggiunte le rispettive famiglie. mogli, mariti, parenti, figli e nipoti che risentono per questi legami doppiamente gli effetti criminali e dispotici del sistema. Tanto un lavoratore, quanto uno studente quanto un o una casalinga, se coscienti della situazione che è loro imposta, possono sentire il bisogno di portare avanti istanze rivoluzionarie. Inoltre, anche quella vasta schiera di micro e piccoli borghesi proletarizzati dalle varie crisi cicliche e dalla globalizzazione sono capaci, per la loro nuova situazione e se ben indirizzati, di portare avanti istanze progressiste, essendo loro oramai passati ad una posizione di subalternità totale nel contesto del sistema capitalista. Ci sono poi anche movimenti e scuole di pensiero che, più o meno a seconda del territorio, organizzati fungono da antitesi allo status quo. Stiamo parlando dei movimenti per la riconquista della sovranità democratica e per la salvaguardia dell’ambiente. Sarebbe da aprire un discorso a parte per confutare l’ipocrita retorica dei vari tirannucoli mascherati da capipopolo quali il Ministro Salvini, Donald Trump e via dicendo, o dei fenomeni mediatici ad uso e consumo della borghesia liberal quali “fridays for future”, ma ci limiteremo a far notare come il capitalismo sia l’unica vera causa materiale dell’inquinamento e della degradazione degli ecosistemi, così come gli stati nazionali e la democrazia siano fondamentalmente una minaccia per l’autoritarismo dei mercati e la libera circolazione delle merci assunta a dogma metafisico.

Il secondo è ben più ristretto, e comprende quelli che, anche se non toccati dagli svantaggi e dalle contraddizioni del sistema attuale, vuoi per empatia vuoi per spiccate capacità mentali riescono a squarciare la gabbia del loro privilegio di classe e a vedere il mondo per come è realmente. Questi pochi sono essenzialmente i “borghesi illuminati”, spesso borghesi per nascita ma cresciuti a contatto con ambienti popolari, e gli intellettuali non omologati al sistema. Possono certo esistere intellettuali d’estrazione proletaria, ma il loro numero è sicuramente minore rispetto a quelli che hanno potuto studiare anche per la propria agiatezza economica. Queste persone sono da ammirare se coerenti e radicali nelle loro scelte, poiché le istanze rivoluzionarie sono per loro natura contrapposte all’interesse egoistico della classe borghese, e quindi lesive nei confronti dei loro privilegi.

Il ruolo di un’avanguardia rivoluzionaria

Come abbiamo già detto, le possibili istanze rivoluzionarie vengono espresse spesso in una forma impura, spesso confuse fra altre reazionarie oppure non completamente sviluppate. Per far fronte a questo occorre un’avanguardia rivoluzionaria, ossia un’organizzazione collettiva che, da un punto di vista anti-narcisista ed umile, si ponga da pari alla guida del popolo e come catalizzatore delle varie aspirazioni. L’avanguardia dev’essere composta dagli individui politicamente più preparati, consci dei meccanismi del sistema e profondamente convinti della necessità imperativa della sua sovversione, ma sopratutto di uomini pronti ad ogni sacrificio, ad ogni privazione e a qualsiasi rinuncia in nome di un ideale di maggiore Giustizia. L’avanguardia rivoluzionaria non dev’essere un monolito politico, può e anzi deve essere variegata, vivace, viva. Il dogmatismo sta alla rivoluzione come il Sole cocente sta alle piante di un giardino: al giardiniere inesperto può sembrare che il Sole nutra le piante in maniera assoluta, ma un suo eccesso le renderà unicamente secche e morte. Sta a chi ha compreso la natura di questo sistema organizzarsi per essere lui stesso avanguardia, in ogni quartiere e in ogni città, a scuola come al posto di lavoro. La Rivoluzione si incarna ogni giorno.

Dalla Bastiglia ai Gilet Gialli: onore ai rivoluzionari francesi

Il 14 Luglio segna una data importante per ogni uomo, poiché oggi si ricorda l’atto sovrano con la quale il popolo parigino assaltò e distrusse l’odiata prigione della Bastiglia.

La nascita della sovranità popolare

Quest’atto carico di valenza simbolica fu una potente espressione della sovranità del popolo francese, poiché il popolo riconobbe a sé stesso la potestà di decidere della sorte di chi si opponeva alla sua causa e il diritto di difendersi dagli usurpatori. Fu proprio con questo obbiettivo che i cittadini parigini si radunarono, dopo giornate di violentissimi scontri, attorno alla Bastiglia il 14 luglio 1789, l’ottenere armi. Nella fortezza erano conservati ventottomila fucili, necessari alla cittadinanza per difendersi e conquistare la propria libertà. A difesa di essi e a guardia di prigionieri stava un manipolo di mercenari svizzeri, comandati da Ludwig Ignaz von Flüe e dal governatore della Bastiglia, il marchese Bernard-Renè. Quest’ultimo con le sue scellerate azioni si rese responsabile della morte di quasi un centinaio di persone, fra il popolo e i difensori. Fu infatti sua la decisione di resistere violentemente alle richieste popolari e di minacciare di far esplodere la fortezza, e per questo venne giustiziato dagli insorti. Coscienti della situazione, furono le guardie svizzere stesse ad abbassare il ponte levatoio, permettendo così a miliziani e rivoltosi di riversarsi all’interno della prigione, prendendone così il controllo.

Al pari della richiesta di armi, l’esecuzione del Marchese Bernard-René rappresenta la volontà del popolo di acquisire il monopolio della violenza, prerogativa indissolubile di ogni forza sovrana. Mettendo a morte un proprio nemico, un nobile, e per giunta incaricato direttamente dal Re, il popolo si svincolava sia simbolicamente che fisicamente dal potere della monarchia, ribellandosi alle sue imposizioni e alla sua natura sfruttatrice.

Dai Sanculotti ai Gilet Gialli

Ogni ricorrenza non dev’essere ricordo sterile, ma spinta propulsiva per emulare e superare le gesta dei nostri predecessori. E’ con questo spirito che i Gilet Gialli, dopo mesi di grandi lotte, si sono riuniti oggi a Parigi dopo aver indetto una mobilitazione nazionale. In mattinata si sono contate già molte contestazioni, violenti scontri e diverse macchine della polizia di Macron date alle fiamme. Lo spirito dei Padri della Patria che nel 1789 assaltarono le prigioni regie è conservato dai moderni rivoluzionari in giallo, che per decine di settimane hanno protratto un violento assalto al sistema imperial-capitalista ed ai suoi fantocci. Anche in Italia, come in ogni parte del mondo, devono sorgere movimenti simili: popolari, radicali, incentrati sull’azione. Solo con l’azione il popolo può emanciparsi, solo mostrando di essere sovrano, come fece il 14 luglio di tanti anni fa, può veramente dirsi tali

Viva la Rivoluzione. Viva i combattenti per la Libertà.

“Ci scusiamo per l’inconveniente, ma questa è una rivoluzione.”

“Ci scusiamo per l’inconveniente, ma questa è una rivoluzione.”

Subcomandante Marcos

É questa la frase che ha detto il portavoce del movimento zapatista al governo messicano che credeva di poter fare accordi assassini con gli USA senza pagarne le conseguenze. Ma come fare una rivoluzione? Prima di tutto bisogna costruirla, e la costruzione del risveglio popolare lo si fa tramite l’azione politica. Non servono a nulla dei millantatori e dei filosofi da salotto che pensano a parlare ma non ad agire, e purtroppo oggi sono numerosi. Agli zapatisti (o neo-zapatisti) non é servita un’intensa azione propagandistica per costruire la rivoluzione poiché tra il popolo “delle montagne del Sud-Est Messicano”- come si definiscono loro- rieccheggiava la coscienza della propria misera situazione e le sue cause, quindi é servita solo la scintilla dei guerriglieri rivoluzionari a far scattare la rivolta popolare.
Molti si chiederanno quale sia questa azione politica che punta alla rivoluzione, semplicemente bisogna fare un’azione intensiva e pedagogica che punta a mostrare al popolo: le motivazioni della rivoluzione, le falle, le malfunzioni e le ingiustizie del sistema vigente, come cambiare il sistema e come sarebbe il Nuovo Stato. Esempi concreti del suo funzionamento sono la Rivoluzione d’Ottobre, costruita da Lenin e dai bolscevichi per liberare la popolazione dalla povertá e dal feudalesimo che vigeva nella Russia Zarista; la Rivoluzione dei popoli latinoamericani, che grazie a Bolívar divennero liberi ed indipendenti, anche se per poco, in quanto Bolívar fu ucciso prima di poter avverare il sogno di un’America Unita; la rivoluzione centroamericana di Zapata, José Martí, Sandino; le varie rivoluzioni africane, che tentarono e tentano di liberare i loro popoli dalle oligarchie capitaliste, imperialiste e neocolonialiste; le rivoluzioni democratiche in Europa nel 700/800.

“Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.” Disse Giordano Bruno, martire del libero pensiero, brutalmente arso vivo dalla Chiesa Cattolica. Questa frase rappresenta esattamente la nostra società, dove l’uomo pensa solo e unicamente a due cose: produrre e consumare a favore del Capitale Finanziario Internazionale. Allo stesso modo di Giordano Bruno noi dobbiamo creare un risveglio popolare che porti l’essere umano alla sua emancipazione.
Il Capitale e la Chiesa Cattolica hanno sempre collaborato in senso antipopolare e antidemocratico, respingendo ogni tentativo di emancipazione popolare, basti pensare al tiranno della Repubblica Dominicana Trujillo, che era supportato dalla Chiesa e dagli Stati Uniti (anche se non ufficialmente) nelle sue azioni repressive contro i rivoluzionari e le minoranze nere/haitiane presenti nel paese, fortunatamente il popolo dominicano è riuscito a liberarsi dalle sue catene dimostrando al mondo che la rivoluzione, per quanto ardua è possibile. Riassumendo la situazione, seimila tra militari e volontari civili dominicani sfidarono oltre sessantacinque mila soldati americani e sudamericani, il risultato fu la sconfitta, ma nel popolo rimase accesa la fiamma e poco tempo dopo si ribellarono ancora “all’Ancien Regime” che si era ricostituito, e anche oggi il partito che si è fatto portavoce del popolo dominicano governa il paese col pieno consenso popolare.
Un altro esempio da stimare è il coraggio e la forza con cui gli studenti e i professori cileni si ribellano al dispotismo di Piñera, degno successore del terrorista Augusto Pinochet, il quale in risposta alle proteste contro il regime liberista ha mandato carabinieri armati nell’Instituto Nacional, dove ci sono stati vari scontri con professori e studenti.
Evento eccezionale e più o meno raro sono state le rivolte contadine in Germania che tra il 1524 e il 1526 e tra il 1493 e il 1517 hanno dimostrato che il popolo ha il potere di ribellarsi ai padroni. I contadini richiedevano unicamente l’abolizione delle opere e dei censi feudali, l’abolizione dei diritti ecclesiastici e la restituzione delle terre collettive e delle proprietà ritenute comuni (boschi, pascoli e acque) alla popolazione contadina, tuttavia le rivolte furono fortemente represse e le speranze del popolo si dissolsero, almeno apparentemente.

Dopo questi vari esempi bisogna tuttavia fare una contestualizzazione: quelle rivolte erano e sono costruite sul forte malcontento popolare, perché in quei casi le situazioni erano o sono molto precarie, in Italia e in Europa tuttavia vige un sistema astuto, che contrappone all’anarchia economica uno strato sottile e inefficiente di “Stato Sociale” che serve a ben poco e che giova solo all’oligarchia per mascherare la realtà delle cose, è per questo che la nostra azione pedagogica dev’essere molto intensa e volta non direttamente a fare la rivoluzione, ma a porre le basi per essa.

Resoconto incontro-dibattito sull’Unione Europea tenutosi a Genova il 13 Aprile 2019

Nella giornata di ieri si è tenuto, nella sede di un sindacato genovese, un incontro per discutere dell’Unione Europea, della sua natura e delle sue contraddizioni, del modo in cui il Capitalismo oggigiorno si esplica, del libero mercato, dell’assenza dello stato dalla vita sociale ed economica, del paese, dell’imperialismo ad esso connesso e l’incessante costruzione di un regime continentale, Un’ottima occasione per chiarire, anche con esponenti esterni di altri movimenti e del mondo sindacale, le posizioni che possono essere accomunabili e i punti cardini da tenere fissi nella mente. La conversazione ha, poi, toccato alcuni vicende storiche, quali la rivoluzione francese e bolscevica, il concetto di società capitalista secondo scrittori e storici e i principi filosofici e morali sui quali questa si basa, concludendo con un’analisi sulla figura di Mazzini e i suoi rapporti con altri esponenti europei del movimento anti-classista e democratico.

Punto centrale della discussione è stato, come da programma, il rapporto fra l’Europa, l’Unione Europea e il Capitalismo. Come più volte ripetuto nel corso dell’evento, essendo l’Ue espressione della classe padronale europea, essa non può che avere interessi distinti ed opposti rispetto ai popoli, i quali, per fronteggiare questo mostro imperialista, sono tenuti ad associarsi in nome dei comuni principi di fratellanza, libertà ed eguaglianza.