L’Ue è reversibile

Abbiamo aspettato tutti questa notte, la notte che ha finalmente reso libero un popolo, un paese intero. Che il Regno Unito sia d’esempio: l’UE è debole, la si può abbandonare e lo si deve fare. Queste devono essere le priorità: la lotta contro l’Euro e l’Unione Europea, che rappresentano il potere capitalista e neoliberista moderno.
Pur criticando la figura di Boris Johnson, brexiter di destra, è doveroso ammettere il suo totale rispetto nei confronti della sovranità popolare. Chi, lo ripetiamo, ha sbagliato è stato Corbyn, il quale ha portato avanti battaglie sociali contro le élites ma non si è, fin da subito, scagliato contro le istituzioni europee. Le istituzioni europee che vogliono togliere i diritti che egli ha promesso di difendere. Il popolo ha dunque votato Johnson. Il popolo ha riconosciuto il nemico, il principale ostacolo. Ci auguriamo che Johnson porti avanti le nazionalizzazioni che ha annunciato, non svendendo totalmente il paese agli Usa. No quindi a secessionismi filo-unione, che lungi da aumentare la libertà scozzese farebbero invece ripiombare il nord dell’isola nell’inferno dell’austerità, oltre rallentare l’irreversibile processo di dissoluzione del Reich liberista.
Che sia di lezione ai popoli europei e che tremino gli oligarchi.
M48

Per un nuovo CLN

In tutto il mondo si percepisce un fermento generale: i popoli esigono la loro libertà. Dal Venezuela chavista, ai Gilet Gialli francesi, ai vari movimenti per la liberazione nazionale si sta assistendo ad un attacco generale sferrato contro il sistema neoliberista e le sue periferiche incarnazioni. Stiamo assistendo ad una nuova Primavera dei Popoli, ma tutto ciò, per non tramutarsi in galere piene e sogni infranti, ha da essere gestito e coordinato, non solo a livello nazionale, ma internazionale.

Partendo dal nostro contesto, quello italiano, notiamo come siano numerose le forze democratiche e rivoluzionarie che si fanno portatrici di istanza popolari, ma come queste siano immancabilmente divise, non tanto da un punto di vista ideologico, il che è accettabile, ma da un punto di vista pratico. Nonostante l’azione comune sia quanto di più utile possa esserci al giorno d’oggi spesso mancano le piattaforme per essa e l’intelligenza politica che suggerisce di anteporre la battaglia comune al puntiglio e al personalismo. L’epoca che stiamo vivendo esige la difesa radicale della democrazia, la sua instaurazione sulle macerie di un mondo classista e dispotico. Per far questo occorre l’azione sia fisica che intellettuale, coordinata e comune. Per questo è necessaria la costituzione di un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale, che agisca sul territorio italiano e che intrattenga intense relazioni di collaborazione a più livelli con similari gruppi sia europei che non. Giovine Italia ritiene che la manifestazione del 12 Ottobre e che il Comitato Liberiamo l’Italia possa rappresentare l’inizio di ciò, possa rappresentare l’inizio della riscossa del popolo italiano, popolo laborioso da decenni ridotto al più totale stato di minorità da tiranni esterni ed interni.

Liberiamo l’Italia! Il 12 Ottobre in piazza a Roma!

E’ stata indetta da parte del comitato “Liberiamo l’Italia” una manifestazione nazionale contro l’Unione Europea e a favore della sovranità democratica dei popoli per il 12 ottobre a Roma. Giovine Italia da subito risponde a questa chiamata promuovendo e supportando questa iniziativa.

L’azione vale più di mille parole, e sarebbe da ipocriti tirarci ora indietro adducendo ridicole scuse dal piglio aristocratico, buone forse per professori e dottrinari ma in netto contrasto con la natura del nostro movimento e gli scopi che per questo ci siamo prefissati. E’ il nostro stesso periodo storico, segnato dai continui attacchi ai danni della libertà dei popoli, ad imporre una prassi radicale che sappia sfruttare ogni occasione per restituire alle oligarchie padronali i colpi. Per questo, in nome della comune battaglia contro il sistema capitalista e la sua emanazione politico-finanziaria che prende il bugiardo nome di “Unione Europea”, siamo pronti a collaborare attivamente con qualsiasi altra forza che si riconosca nella Costituzione della Repubblica così come ci è stata trasmessa dai Padri Costituenti, e che si dimostri solerte nella lotta per la conquista delle libertà fondamentali e della sovranità popolare.

Il 12 ottobre ogni affiliato alla Giovine Italia sarà a Roma in qualità di italiano, chiediamo ad ogni nostro simpatizzante, sostenitore o lettore di fare altrettanto, in modo da contribuire, con la sua forza, alla creazione di un grande movimento di contestazione che possa difendere il popolo da attacchi e soprusi.

https://www.liberiamolitalia.org/2019/07/16/manifestazione-del-12-ottobre-liberiamo-litalia-lappello/

Quel “sinistrismo maschera della Gestapo” che non se ne è mai andato…

I movimenti reazionari hanno sempre mostrato una spiccata tendenza al mistificare la loro natura tramite discorsi vaghi e demagogici al fine di garantirsi una concorrenzialità rispetto ai progressisti e ai rivoluzionari. Non ci si deve stupire nel vedere i difensori più accaniti dell’ordine sociale e dello status quo ammantarsi di un’aurea socialisteggiante, tanto indefinita quanto priva di sostanza. Non devono stupire nomi come “manovra del popolo”, slogan come “Europa dei popoli” o le mascherate a tema operaio tanto care al nostro ministro dell’Interno. La vicinanza ai lavoratori è millantata, solo superficiale e puramente propagandistica. La verità si vede nelle azioni di questi sedicenti “patrioti”, ossia nella sistematica sottomissione agli interessi delle lobbies finanziarie internazionali e ai cartelli industriali lombardo-veneti. Mentre i primi chiedono deregolamentazioni e privatizzazioni a non finire, i secondi spingono per un’egoista autonomia, per una “secessione dei ricchi” e per sostituirsi alla confindustria franco-tedesca alla guida del Regime Europeo. Tutte queste richieste, nell’immediato o meno, sono accolte dal “governo del popolo” quanto lo sarebbero da una qualsiasi opposizione di centro-sinistra.

Vi è poi un altro sinistrismo, meno istituzionale e più “militante”, composto dai sedicenti “rivoluzionari” tanto pronti e celeri nell’attuare una ribellione puramente estetica quanto nell’ignorare gli attacchi alla sovranità democratica, l’imperialismo dilagante e l’onnipresente liberismo. Per questi socialisti della domenica l’Unione Europa “non è un problema”, la globalizzazione “è inevitabile e va accettata”, mentre affermare l’esistenza di un popolo italiano, affermare l’esistenza di realtà collettive e basate sulla solidarietà è “retaggio novecentesco”. Pronti a scendere in piazza per le più becere quisquilie piccolo-borghesi, si rifiutano con ostinazione di difendere la democrazia, di difendere la sovranità e l’indipendenza del popolo. Gli unici fascisti, per queste prefiche dell’estrema destra, sono quelli con la svastica ricamata sul giubbotto. Quelli in giacca e cravatta, quelli che causano spaventosi aumenti della mortalità infantile, quelli che scavalcano bellamente i parlamenti nazionali, quelli che attuano politiche anti-operaie e di darwinismo sociale sono, al limite, visti con indifferenza, quando non con stima. Vedere convinti europeisti salutare a pugno chiuso, definirsi socialisti e bollare di “rossobrunismo” chiunque sia ancora legato ai principi comunitari che sono la base del socialismo non è tanto motivo di sconforto, quanto la constatazione della vittoria del capitalismo nella guerra culturale.

Che si presenti come selfie in tenuta da lavoro, come pugno chiuso ad una manifestazione a sfondo europeista, questa maschera copre il volto multiforme del Capitale.

A proposito del CETA

In questi giorni il nostro paese si sta scontrando con le multinazionali americane, in particolare con le grandi aziende agricole canadesi. Ancora una volta il continente europeo è esposto agli attacchi di un libero mercato che danneggia tanto i lavoratori quanto i consumatori, in barba all’importanza data a questi dai padri del liberalismo, il tutto sommato ad uno spietato attacco ai danni della sovranità degli stati nazionali, oramai di pari potere rispetto ai colossi economici privati. Non solo l’Italia in questi giorni sarà costretta a pagare 10 milioni di euro di risarcimento ad un’azienda olandese (oramai esiste un tribunale appositamente costituito per punire gli Stati che tentano di adempiere alle loro funzioni), ma vede a rischio , come nel caso del TTIP, la sopravvivenza del proprio comparto industriale, sempre più minacciato e vessato da chi vorrebbe delocalizzare nel nome del profitto.

Questo tipo di accordi, che permettono ai colossi internazionali di accedere al e di dettar legge sul nostro mercato, non fanno che aggravare ancor di più la situazione già non rosea delle piccole e medie aziende italiane, oltre che a minare concretamente la possibilità da parte di ogni lavoratore di condurre una vita sana e dignitosa. Ci rivolgiamo, dunque, a tutti gli europeisti secondo i quali “l’UE ci dà la possibilità di resistere alle superpotenze internazionali” e chiediamo loro se questa non è, invece, un’organizzazione neoliberista atta precisamente ad azzerare le nostre difese nei confronti degli stessi colossi che dovrebbe, sulla carta, contenere.

Libri consigliati: “Sovranità”, di C. Galli

Abbiamo intenzione d’ora in poi di proporre testi di resistenza al pensiero unico liberista. La lotta è anche lotta di pensiero, e mai come oggi i rivoluzionari hanno bisogno di orientarsi in un mondo che sembra contenere poco oltre a collaborazionisti e narcisisti autoreferenziali. Partiremo da questo testo di Carlo Galli, insegnante dell’Università di Bologna, edito da “Il Mulino” a Marzo 2019.

“Sovranità è democrazia? Oggi si.”

Non si può portare avanti una battaglia tanto grande ed importante quanto quella della sovranità senza aver ben presente cosa essa sia, come si articoli e cosa rappresenti oggi di fronte alla globalizzazione e al sempre più evidente dominio politico dei cartelli economici. carlo Galli ripercorre la storia del concetto di sovranità, partendo dalle origini della società aristocratica per arrivare sino alle critiche moderne in nome del dominio del mercato, passando per ogni periodo intermedio e speculazione filosofica, da Locke, a Rousseau a Seyes.

Un libro di poco meno di 150 pagine che riesce a mettere in chiaro con una prosa precisa e adatta al contesto il contemporaneo scenario nel quale si trovano a muovere i soggetti politici ed economici, senza tralasciare il fenomeno del (finto) “sovranismo” rappresentato dai partiti alter-europeisti come la Lega, Vox e il Rassemblement National.

Doveroso leggere il testo di Galli, preziosa fonte d’informazioni e di spunti di riflessione.

-link per l’acquisto-
https://www.mulino.it/isbn/9788815280862

Sovranità popolare contro il capitale

La propaganda liberista tende a mistificare qualsiasi istanza sovranista come un apologia della xenofobia e volontà di chiusura. La critica all’Unione Europea è, al contrario di quanto vorrebbero far credere i suoi mercenari, principalmente un attacco ad un sistema reazionario ed antidemocratico. Tutto ciò risponde ad esigenze politiche ben precise, ossia la necessità da parte dell’oligarchia liberale di convalidare nelle menti delle persone l’equazione ‘sovranismo uguale destra, fascismo ed intolleranza.

Sovranità è democrazia

Al contrario di quanto propone la vulgata liberal-capitalista, sovranità non significa chiusura, paura o regresso, ma la libertà di un popolo. Un popolo si dice ‘sovrano’ quando è possibile per esso esercitare liberamente la propria volontà, quando al di sopra di esso non esistono poteri capaci di esercitare un controllo coercitivo. Come scrive Carlo Galli in “Sovranità”:

“Sovranità come volontà della nazione non è necessariamente nazionalismo: è autonomia di quella volontà; e la sovranità come creazione della distinzione fra interno ed esterno non è necessariamente xenofobia, ma volontà di determinare uno spazio sul quale il soggetto politico abbia diretto potere e responsabilità.”

Essere sovrani significa essere liberi, poter disporre liberamente delle proprie risorse e poter rapportarsi da pari rispetto agli altri popoli. E’ chiaro come un popolo privato della sua sovranità non possa, essendo sottomesso ad un potere esterno, parlare ad un altro popolo da eguale, ma sempre da una posizione d’inferiorità. Cedere la sovranità significa generare una gerarchia, stabilire i ruoli di servo e padrone: coloro che vedono nell’Unione Europea o nel capitalismo dei fari della libertà sono in gravissimo errore, poiché questi sistemi non generano altro che brutali rapporti di forza generanti moti centrifughi all’interno delle società.

La sovranità del popolo è l’anima della Democrazia, il cui nome letteralmente significa “comando del popolo”, derivando dai termini greci demos e krateo. La sovranità del popolo non può che costituire una Res Publica, ossia un’istituzione la quale, essendo pubblica, non può che appartenere e fungere da rappresentanza di tutti in maniera eguale. Ne consegue che la disparità di forza economica, la quale genera disparità di forza politica e quindi il rapporto servo-padrone, non può che essere antidemocratica.

L’Unione Europea, lontana da essere associazione dei popoli europei, cerca proprio di privare la Democrazia della sua anima, trasportando il potere politico (e quindi economico) dal popolo a enti privati propagandati per pubblici, o alle strutture da essi create. Non è un mistero che l’Unione si sia sempre espressa a favore delle privatizzazioni, arrivando fino ad imporle agli stati membri. Ricordiamo come nel periodo della querelle-farsa fra “Governo del Cambiamento” ed istituzioni europee il ministro Tria abbia voluto rassicurare i propri padroni che il debito sarebbe sceso grazie proprio alle privatizzazioni, vero feticcio delle classe politica italiana ed europea almeno sin dagli anni ’80.

Tutto ciò è ancora più evidente pensando alla struttura stessa del “Parlamento” europeo, strumento solo nominalmente democratico ma in realtà sottomesso alla potestà della Commissione Europea e impossibilitato a rescindere i trattati già in precedenza approvati. Questo sistema a tenuta stagna è stato pianificato ed attuato allo scopo preciso di rendere irreversibile il processo di creazione di un’Europa dei padroni unita ed inespugnabile.

Non solo suicidio politico, qualsiasi cessione di sovranità è anche incostituzionale. Essa non può in alcun caso essere ceduta (ricordiamo l’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana), ma solo limitata e solamente in condizioni di reciprocità e al fine esclusivo di garantire la pace e la giustizia fra le Nazioni. Ciò non avviene all’interno dell’Unione Europea, in quanto essa viene ceduta ad un ente terzo, non limitata da un’accordo fra popoli come potrebbe essere un patto di non proliferazione nucleare o l’abolizione di dazi. La sovranità della Repubblica, e quindi del popolo, è letteralmente ceduta ad un ente totalitario, finalizzato, come più volte dichiarato, alla stabilità del mercato, e non al progresso morale ed economico dei popoli. Non stupisce come la piena occupazione permanente, la quale dovrebbe essere obbiettivo di ogni Stato, non sia presa minimamente in considerazione da parte delle istituzioni europee.

Parlando dei gruppi e dei partiti che spingono per una sempre maggiore cessione di sovranità, non c’è altro da dire che citare il Codice Penale, il quale all’articolo 241 sanziona con una pena non inferiore ai 12 anni chi attenta all’unità e all’indipendenza della Repubblica.

Uno dei tanti atti compiuti dal regime per invalidare ogni possibile opposizione.

Il Regime e la sua propaganda

L’Unione per propagandarsi come fine invidiabile mette in campo una foltissima schiera di vere e proprie bufale. La più importante e diffusa di queste riguarda i supposti “70 anni di pace” dei quali sarebbe stata artefice. Questa supposizione non regge alla prova dei fatti: le decine di migliaia di morti nei Balcani, in Libia e sulle zone di confine fra Russia ed Ucraina testimoniano altro. L’Unione Europea, coadiuvata dalla N.A.T.O si è limitata a spostare le guerre sul suo cortile di casa, avendo cura di finanziare le parti del conflitto ad essa più favorevoli. L’Unione Europea appoggia i neonazisti e i golpisti in Ucraina, ha appoggiato milizie islamiste in Libia e cerca tutt’ora di indirizzare il Continente in quella che potrebbe essere una guerra nucleare contro la Federazione Russa, oltre che intrattenere rapporti più che amichevoli con stati canaglia quali Israele e l’Arabia Saudita. Le bombe che uccidono gli yemeniti, le mani che bruciano i lavoratori ad Odessa sono sufficientemente eloquenti per screditare qualsiasi ipotesi di un’Unione portatrice di pace.

La situazione non è migliore sul fronte interno: 5000 suicidi all’anno per disoccupazione, migliaia di vittime di “morti bianche”, milioni gli infortuni, decine di manifestanti assassinati dalle forze di polizia, milioni di disoccupati, uso di psicofarmaci in crescita, tassi di mortalità infantile maggiorati (e volutamente occultati…). L’Unione Europea si comporta da quello che è, ossia un controllore, ostile e separato dal popolo interessato unicamente al benessere dei gruppi industriali e finanziari ad essa legati.

Proprio di questi gruppi essa è espressione politica. Non serve a nulla scomodare termini quali “libertà” e “democrazia” quando l’intero sistema si regge in piedi grazie al e per favorire il dominio di una classe padronale capitalista che si esprime nel suo lato dirigente sopratutto nella confindustria franco-tedesca. Come testimonia l’accordo d’Aquisgrana, o “Trattato di cooperazione Franco-tedesca”, la relazione fra i due governi è sempre più stretta, ed è evidente l’esistenza di un unica intelligenza dietro l’Unione, al momento governata da questi gruppi di potere. Del resto è bene ricordare il “doppiopesismo” delle istituzione europee, che accusano l’Italia di fare concorrenza sleale alla Francia permettendo allo stesso tempo la svendita a questa di componenti sostanziose dell’economia nazionale.

Infine, garantisce amicizia fra i popoli europei questa unione padronale? Assolutamente no, e i recenti eventi libici lo dimostrano benissimo, essendo i governi francese ed italiano, che ricordiamo essere stati fondatori, contrapposti in una guerra per procura.

L’alter-europeismo di Salvini e dei suoi

In questo contesto occorre non farsi ingannare dalla Lega e dai supposti “sovranisti”. Essi rimangono saldamente ancorati ad un’ideologia capitalista e liberista, semplicemente gli interessi per i quali combattono sono di cosche economiche differenti rispetto a quelle francesi o tedesche. Sovranità popolare non significa sovranità delle classi abbienti, ed è per queste che questo schieramento combatte, a partire dai “sovranisti conservatori” della Meloni ai feticisti del “buonsenso”. I secondi, ben più rilevanti dei primi, puntano a tutelare gli interessi ed ad espandere il potere della classe industriale del nord-est, sfruttando finanche i voti dell’elettorato meridionale, per consentire a loro un ruolo da protagonisti in una nuova Europa Federale a trazione Padana.

Nonostante i cornuti sostenitori dell’indipendenza della Padania abbiano accusato il “Capitano” di una svolta filo-italiana da loro ovviamente condannata, i piani del leader della Lega non sembrano essere cambiati quanto lo è la sua propaganda. L’apparente svolta nazionale e l’ambiguità sul tema sovranità non lasciano dubbi: a Salvini interessano i voti per poter coronare il suo sogno, ossia una Padania stato federato europeo, tutto ciò col pieno appoggio della classe industriale veneto-lombarda, in barba ai lavoratori italiani.

Occorre contrapporre a questi disegni capitalistici e padronali una vera lotta di popolo e una vera Associazione delle genti europee. L’unico modo per ottenere ciò è con un ampio fronte militante che raccolga tutti i difensori della Libertà e della Sovranità a tutela degli interessi dei popoli lavoratori. Occorre sfuggire ai modelli di lotta parlamentare governati dal sistema per intraprendere una campagna che sia sindacale e politica in quanto mira ad autodeterminare il popolo. E’ l’esempio dei Gilet Gialli che deve guidare in ciò, non quello dei compromessi col padronato per arrivare alle poltrone.