Ravenna: svastiche profanano i monumenti patriottici, di Nikolay

Ancora una volta è successo. A pochi giorni di distanza dallo sfregio del sacrario di Camerlona un ennesimo atto vile ed ignobile ha colpito il monumento alle vittime della strage del ponte degli Allocchi e quello ai caduti della Gruppo di Combattimento Cremona. Entrambi i monumenti sono stati imbrattati con delle svastiche. Tali atti volti all’offesa della memoria di tutti coloro che combatterono e caddero nel nome della libertà sono assolutamente inqualificabili e intollerabili, ma la cosa più grave è che nel tempo questi atti sembrano moltiplicarsi. Sono decine i monumenti, le statue, le lapidi e le targhe vandalizzate da viscidi nazifascisti che pensano così di ledere il ricordo dei martiri per la libertà. RESISTENZA ORA E SEMPRE!

FOIBE: Cosa sono state davvero e perché l’Istria non tornerà più italiana, di Alfio Ladisa

Oggi ricorre il giorno del ricordo, una ricorrenza nazionale istituita nel 2004 per ricordare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, osservata ogni anno dal Quirinale con un istituzionale minuto di silenzio. Ma per il popolo italiano cos’è davvero questa ricorrenza? Lasciamo perdere il comunicato di Mattarella e le istituzioni, oggi ben lontane dal rispecchiare la democrazia, ma parliamo di cosa significa questo giorno per gli italiani. Questo giorno non è nient’altro che un’occasione creata da una destra ancora troppo ossessionata dal proprio passato per avere un riscatto sociale, per andare contro a partiti identici a loro ma etichettati come “comunisti”, per far apparire come “vincitore” colui che fu capace di mettere italiani contro italiani senza badare minimamente a mantenere un’unità nazionale. Una destra estrema che si limita ad affrontare la storia in modo “calcistico”, lontana dalla comprensione logica dei fatti. Se abbiamo visto le foibe, i campi di concentramento e Istria annessa alla Jugoslavia – nonostante la gloriosa impresa di Fiume e l’annessione al Regno d’Italia – è solamente grazie alla dittatura fascista, che ha belligerato insieme alla Germania e al Giappone in una sanguinosa guerra, in cui loro furono i primi a commettere atrocità.
Si sentirà parlare di foibe come una pagina strappata dalla nostra storia, nonostante ogni anno se ne parli, nonostante esistano decine di monumenti in memoria di esse e nonostante la si possa tranquillamente leggere sui libri.
Si sentirà parlare di foibe incolpando la “sinistra” istituzionale, come se fossero davvero loro i responsabili.
Ma nessuno parlerà di foibe raccontando cosa successe prima dell’8 settembre del 1943.
Iniziamo parlando dell’Istria, storicamente parte della Repubblica di Venezia, passata sotto la dominazione austro-ungarica e annessa all’Italia con il trattato di Rapallo nel 1920. Ciò che si può dedurre è che la composizione etnica dell’Istria prima della seconda guerra mondiale fosse prevalentemente italiana, e ancora oggi un censimento croato del 2011 rivela che nei dintorni di Koper il 40% della popolazione è italofona, dunque gli slavi erano stranieri nel nostro territorio?
La risposta è complessa, è sempre stata presente un’influenza slava nell’Istria ma evidentemente non creava problemi prima dell’inizio della ditattura fascista, che introdusse per prima cosa l’italianizzazione forzata di tutti i nomi stranieri, – un’azione scellerata e totalmente insensata tipica di un regime nazionalista – e, cavalcando l’onda del nazismo, introdusse nel 1937 le leggi razziali che inizialmente colpirono solo gli ebrei, ma con l’avvento della guerra vennero estese a disabili, omosessuali e slavi.
Per quest’ultimi venne costruito un campo di concentramento apposito ad Arbe (in Dalmazia), in cui furono internate 21.000 persone.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’Istria venne occupata dai nazisti e iniziò la repressione slava guidata da Josip Broz Tito, che portò al massacro di tutti gli italiani coinvolti nel genocidio slavo e al conseguente esodo di tutti gli italiani presenti in Istria, Quarnaro e Dalmazia. Si chiuse così una possibilità di convivenza pacifica di italiani e minoranze slave, scongiurando qualsivoglia tentativo futuro di annessione dell’Istria all’Italia. Questa storia non è nient’altro che l’ennesimo esempio di quanto sia antipatriottico il nazionalismo, che nascondendosi dietro ad un finto sentimento patriottico divide solamente i popoli portandoli a scontrarsi.