Teresa Mattei, una partigiana d’Italia: di Alessia Corona

“La cosa più bella della nostra vita è aver scelto la nostra parte”.

Queste furono le parole di una delle donne che spiccarono maggiormente nelle vicende della Resistenza italiana: Teresa Mattei.

Come disse la sceneggiatrice e regista Liliana Cavani in un suo importante documentario, il ruolo femminile negli anni della Guerra fu ridotto, nella visione comune, a semplici assistenti crocerossine, trascurando così la grande importanza che esse ebbero anche come combattenti.

In realtà, le donne che parteciparono attivamente nella Resistenza furono circa 35mila e possiamo calcolare anche 16 medaglie d’oro e 17 d’argento.

Tra queste, consideriamo Teresa Mattei, dichiaratamente antifascista già ai tempi del liceo, tanto che ella si oppose alla propaganda ariana e favorevole alle leggi razziali che aleggiava tra i banchi di scuola, decidendo di alzarsi e andarsene perchè non poteva più tollerare di assistere a tali vergogne. Fu così espulsa da ogni scuola del Regno d’Italia, ma il suo coraggio la portò a continuare gli studi privatamente e a fondare un’associazione clandestina di studenti antifascisti che, come lei, volevano portare avanti la loro battaglia ideologica contro le ingiustizie e le restrizioni del Regime.

Una battaglia ideologica che proseguì con la distribuzione di volantini antifascisti nelle case e tra il popolo, fino a portarla all’organizzazione a Firenze della prima manifestazione italiana contro la Guerra, nel 1940, anno in cui Mussolini decise di partecipare a questa.

“Chicchi”, questo il suo nome di battaglia non appena Teresa decise, nel 1943, di partecipare alla lotta armata, aderendo alla Formazione garibaldina del Fronte della Gioventù, diventando così una staffetta partigiana, partecipando ad attentati e fornendo armi e munizioni ai suoi Compagni bellici.

All’età di 16 anni ella ebbe l’incarico di recarsi a Nizza, città in cui vi erano i fratelli Rosselli, a cui Teresa diede il suo aiuto. Ma nel viaggio di ritorno venne catturata dai nazisti, i quali la torturarono e violentarono, finchè uno dei Gerarchi non decise di liberarla perchè “una ragazza così buona non poteva essere una partigiana”.

Nel 1944, Teresa indicò ai GAP la figura di Giovanni Gentile, presso il quale si laureò in filosofia, e dunque fu anche grazie a lei che uno dei maggiori divulgatori del Fascismo venne ucciso.

Questo fu lo stesso anno in cui ella partecipò alla Battaglia di Firenze e l’11 agosto la città venne liberata.

Anche nel Dopoguerra continuò ad essere una figura di spicco poiché fu tra le 21 donne elette all’Assemblea costituente, firmò l’Articolo 3 della Costituzione per l’uguaglianza di ogni cittadino ed inoltre, Teresa si occupò della difesa dei bambini, fondando l’Ente per la tutela morale del fanciullo. Entrata nel PCI, presto però non mancarono i dissidi con Togliatti, forse perchè ella era considerata troppo rivoluzionaria per i canoni dell’epoca, ma le tensioni culminarono quando rimase incinta fuori matrimonio e, rifiutando l’aborto, fece quasi scoppiare uno scandalo, dando prova di un’emancipazione femminile che sempre più si faceva strada.

La sua decisione di abbandonare la politica arrivò non appena Togliatti impose forzatamente il concordato tra Stato e Chiesa, ovvero i Patti Lateranensi dell’epoca mussoliniana.

Certamente questa donna va ricordata come un’esempio di un dovere etico e morale, il quale forse andò anche oltre la politica e che fece in modo che ella potesse rimboccarsi le maniche per fare ciò che realmente credeva fosse giusto fare.

Proprio per questi motivi, dopo che nel 1955 pose fine alla sua carriera politica, Teresa iniziò a parlare ai più giovani, diffondendo il suo messaggio, i suoi valori e la sua storia perchè “fare politica significa anche affidarla alla generazione che cresce, portatrice delle potenzialità umane che non abbiamo quasi mail il coraggio di far sviluppare”.