Una gioventù rivoluzionaria: di Filippo Dellepiane.

“Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati, contro il morire della luce.”
Dylan Thomas

Una poesia, un mantra. Soprattutto in una civiltà crepuscolare come la nostra, nella quale è difficile vedere più in là di qualche mese. Cambiamenti repentini a cui non seguono, però, altrettanti mutamenti delle condizioni di noi giovani tutti. L’impronta della società, soprattutto di quella italiana, è che noi giovani arriveremo, ma dopo. Quando? Non si sa. Come? Neanche. Forse un giorno, forse, troveremo uno sbocco. Ovviamente nessuno ci garantisce niente, dobbiamo prendere tutto combattendo con unghie e denti: perché te lo devi meritare,perché per evitare gli sprechi e gli errori dell’Italia prima degli anni 2000 bisogna fare così.


Gli unici che, in realtà, si meritano un calcio in culo sono chi ci ha rubato il futuro. È slogan lo sappiamo, ma non potremmo dirla più semplicemente. D’altronde la nostra è la generazione dei social e/o dei messaggi: dilungarci in analisi approfondite sarebbe solo controproducente. È forse più corretto lasciare soltanto affluire i pensieri che ci passano per la testa. Voltaire diceva che “è bello scrivere ciò che si pensa;è il privilegio dell’uomo”. Non potremmo essere più d’accordo soprattutto oggi, anni d’angoscia, dove un foglio di carta rappresenta qualcosa di passato, uno sfogo, un tentativo di scaricare un po’ di tensione. Far trasparire il nostro dolore e la vergogna verso un’epoca che non è nostra, non è di chi vuole combattere perché sennò sarebbe nato in un’altra epoca, quando avrebbe trovato migliaia di compagni a combattere. Si ha come l’impressione che il mondo abbia smesso di ruotare, che ci trovassimo tutti in una bolla di sicurezza. Non solo, sembra sempre che la risposta sia dietro l’angolo, di star per trovare il cavillo che farà saltare tutto. È lì, lo vedi? Sì lo vedi ma è troppo presto per toccarlo forse. Allora ti abbatti, ti ripeti che non sei stato abbastanza bravo, forse non è quello per cui sei fatto.
Quello che ti salva, e che salva noi che combattiamo, però è (paradossalmente) il vuoto che hai accanto.
Ci fosse qualcun’altro, ammettiamolo, forse ti verrebbe pure la tentazione di lasciar stare, qualcuno prenderebbe (ti dici) il tuo posto. Ma se non noi chi? Ma se non noi chi? I giovani imprenditori? Gli youtubers? Quelli ormai disillusi? Le sardine? Chi? Chi?


E allora capisci che dove hanno fallito le generazioni precedenti, che forse hai mitizzato fin troppo invece che combattere tu stesso, tu puoi rimediare. Capisci che, come dice Thomas, devi infuriare contro il morire della luce. Capisci che i combattenti del passato ti hanno lasciato un lume su cui tu devi soffiare. Capisci, in ultimo, che nel passato combattere non era poi così più facile.


Infuria contro il morire della luce.