Una tragedia trasversale: gli animali nella Grande Guerra. Di Nikolay

Secondo le maggiori stime a perdere la vita durante la prima guerra mondiale furono 37 milioni di persone. Fu un massacro, ma ci fu anche un altro massacro altrettanto sanguinoso: quello degli animali. Furono all’incirca 16 milioni gli animali a morire sul campo di battaglia assieme agli uomini, la stragrande maggioranza furono cavalli e muli, circa 10 milioni, ma anche 200.000 piccioni e 100.000 cani. Tra fante e animale si creava un legame fortissimo, entrambi costretti in una trincea a patire le stesse sofferenze, la fame, la paura. Ogni animale aveva un utilizzo specifico: i cani venivano usati per fiutare le mine e i feriti, venivano addestrati per questo ed a non avere paura dei rumori forti quali potevano essere spari o il fuoco d’artiglieria. Ai piccioni viaggiatori venivano attaccate alle zampe dei tubi di alluminio usati per trasportare i messaggi dal fronte alle retrovie e spesso venivano abbattuti per intercettare i messaggi del nemico. Ma la strage più grande fu quella dei cavalli e dei muli. Quest’ultimi a causa della loro grande resistenza venivano usati per il trasporto di qualsiasi materiale e venivano divisi in classi: i muli di prima classe, ovvero quelli più resistenti venivano usati per trasportare pezzi di artiglieria e obici smontati. Quelli meno resistenti trasportavano armi e munizioni oppure viveri. Sul fronte italiano delle Alpi i muli dovevano percorrere decine di chilometri in salita tra le montagne ed il freddo e moltissimi morirono di stenti.
“Proteggere gli animali contro la crudeltà degli uomini, dar loro da mangiare se hanno fame, da bere se hanno sete, correre in loro aiuto se estenuati da fatica o malattia. Questa è la più bella virtù del forte verso il debole.” Garibaldi