Uno sguardo alla Yugoslavia, di Federico Pucella

La Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, o più semplicemente RSFJ, fu una Repubblica Socialista nata al termine della Seconda Guerra Mondiale (1945) e crollata nel 1992. Tra le più importanti figure a capo di essa vi furono Ivan Ribar (1945-1953) e Josip Broz Tito (1953-1980).

La RSFJ fu uno dei pochissimi Paesi socialisti che si distaccarono dall’URSS. Questo distacco avvenne nel 1948 e inizialmente generò varie divergenze tra i due blocchi ma, pur riaffermando la loro indipendenza, il V Congresso del PCJ constata che, nonostante le ingiuste accuse e le divergenze, il PCJ e la sua direzione sono rimasti del tutto fedeli ai principi della solidarietà  proletaria internazionale e dell’unità  del fronte democratico antimperialista.

La Jugoslavia, che decise di non partecipare al Patto di Varsavia, era composta da sei repubbliche socialiste: Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia.

Non va inoltre trascurata l’importante partecipazione jugoslava nella Seconda Guerra Mondiale; infatti i partigiani jugoslavi hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro il nazi-fascismo, ssia in patria sia fuori di essa.

Diamo ora uno sguardo generale al sistema Jugoslavo.

ECONOMIA:
L’economia jugoslava era alquanto particolare; essa era costituita da un forte potere statale, ma anche dall’autogestione dei lavoratori. Erano infatti presenti consigli e cooperative di lavoratori che supervisionavano e/o dirigevano le compagnie socialiste. Nel 1950 il PIL era al 20esimo posto in scala mondiale. Negli anni ’70 venne introdotta una nuova riforma economica, che prevedeva la trasformazione della maggior parte delle compagnie in organizzazioni di lavoro associato.

SCUOLA:
Il sistema scolastico Jugoslavo venne considerato uno dei più efficienti dell’epoca; l’educazione in Jugoslavia era completamente gratuita in ogni grado, dalla scuola primaria all’università . Tra le materie che si studiavano e approfondivano maggiormente troviamo l’economia e le lingue.

SANITA’:
La sanità Jugoslava era una delle più avanzate del tempo, e anch’essa era totalmente gratuita, grazie al diritto ad un’assicurazione sanitaria statale.

CASA:
A qualsiasi cittadino in stato di bisogno, divenuto maggiorenne, venivano dati gratuitamente una casa o un appartamento dallo Stato. Questo sistema si rivelò funzionante ed altamente efficiente, poiché nessun cittadino venne privato del diritto alla casa, fondamento di ogni sicurezza e libertà.

LAVORO:
Ogni cittadino jugoslavo era provvisto di un lavoro, questo grazie a un sistema economico attuato dallo Stato; quest’ultimo creava posti di lavoro in caso non ve ne fossero, e lo faceva proporzionalmente alle persone che si qualificavano per svolgerlo. Ad esempio, se da un’università uscivano mille laureati pronti per lavorare, lo Stato li inseriva negli ambiti di loro competenza, e se i posti di lavoro venivano a mancare ne venivano creati di nuovi (costruzione di ospedali, scuole ecc.).

Con la dissoluzione della Jugoslavia (iniziata lentamente dalla morte di Tito, poi appoggiata principalmente da Paesi quali gli USA, la Germania e l’Austria) si verificarono numerosi episodi xenofobi, poiché i sei Paesi che costituivano la repubblica socialista si videro per la prima volta come stranieri in competizione l’uno contro l’altro, risvegliando antichi dissidi sciovinistici appositamente alimentati dai paesi del blocco atlantico.
Ad oggi, secondo un sondaggio dell’istituto Gallup, l’81% dei serbi e il 77% dei bosniaci rimpiangono la Repubblica Socialista di Jugoslavia.

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