Voto ai sedicenni?

Voto ai sedicenni? Parliamone.
Sta facendo notizia in questi giorni una proposta che sembra essere condivisa trasversalmente da ogni partito maggiore, ossia quella di abbassare l’età minima per poter votare a 16 anni. Non è la prima volta che tale tema viene sollevato nella storia politica italiana, infatti un po’ per tutto il tardo ‘800 e il ‘900 movimenti o gruppi radicali hanno lanciato proposte simili più con intento scandalistico che pratico, per menzionarne uno citiamo il Partito Politico Futurista, espressione politica dell’omonimo movimento artistico-culturale. Se tale proposta dovesse passare il bacino elettorale aumenterebbe di più di 2 milioni e mezzo di elettori, facendo così aumentare la cifra complessiva a circa 53 milioni. Questo potrebbe andare sicuramente a supporto di alcuni partiti piuttosto che di altri, anche vista la martellante e orwelliana propaganda europeista e liberista nelle scuole, ma non è ciò su cui occorre soffermarci. Le scuole superiori, che per molti rappresentano il primo approdo alla vita politica militante, sono infettate oramai da diversi decenni dal morbo del “la politica non deve entrare a scuola”, che nella pratica si traduce in “nella scuola entra solo il pensiero politico dominante”, il che ha prodotto migliaia e migliaia di giovani convinti che valga più l’erasmus di una casa di proprietà. La stragrande maggioranza degli studenti superiori hanno 16 o più anni, di conseguenza diverrebbero potenziali elettori. Si andrebbe quindi ad inserire in maniera attiva e prepotente il dibattito politico all’interno delle scuole, non più come semplice opinione ma come intenzione di voto, come volontà di schierarsi. Forse nei primi tempi si assisterà ad un incremento dei partiti che più di tutti hanno lavorato per propagandarsi come vicini ai giovani, riempendosi la bocca di istanze libertarie per nascondere la loro natura autocratica e padronale, come nel caso di +Europa, ma nel medio periodo si creerà una polarizzazione netta, e di conseguenza un’opposizione radicale al modello capitalista ed europeista. Starà alle forze rivuzionarie diventare egemoni fra gli studenti col desiderio di cambiamento.
Non perdiamo tempo nel dire “i giovani sono stupidi”, “un sedicenne è indottrinabile” o altro chiacchiericcio da bar: non sono stati i 16enni a regalarci un cinquantennio di dittatura democristiana, a causare l’entrata nell’Euro e nell’Unione Europea, non sono stati gli studenti superiori ad appoggiare la NATO e i vari interventi umanitari. Esistono giovani corrotti dalla propaganda reazionaria? Assolutamente, ma forse in percentuale anche minore rispetto agli adulti. Questa è un’opportunità, e avere ora pregiudizi generazionali significa alienarci il futuro della lotta. Non lasciamo spazio al nemico, ma anzi precediamolo: ben venga il voto ai 16enni, primo chiodo nella bara del capitalismo.